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COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA - - da:wikipedia

« L'Assemblea ha pensato e redatto la Costituzione come un patto di amicizia e fraternità di tutto il popolo italiano, cui essa la affida perché se ne faccia custode severo e disciplinato realizzatore. »
http://it.wikipedia.org/wiki/Costituzione_della_Repubblica_Italiana

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domenica 8 febbraio 2009

tratto da "IL FENDENTE.it" Berlusconi e l'integralismo cattolico...

Berlusconi e l’integralismo cattolico spaccano il Paese sul “caso” Eluana ovvero: l’uso politico di una tragedia.

Consideriamo un segnale molto grave e di evidente spregiudicatezza, utilizzato in chiave di strumentalità politica, il fatto che il governo abbia ignorato l'appello formale che veniva dal Capo dello Stato a non varare un decreto sulla vicenda di Eluana Englaro che contrastasse con sentenze passate in giudicato.
Forse il presidente del Consiglio non si accorge di creare un incidente istituzionale? Per fortuna c'è chi, come il capo dello Stato, garantisce il rispetto della Costituzione e delle istituzioni, contro chi vuole farle saltare, contro la meschina campagna dell'integralismo cattolico che ha definito il padre di Eluana Englaro come un “assassino”.
È angosciante questa guerra dell'integralismo cattolico che restringe la vita a quella dei nascituri e dei morituri e molto meno si preoccupa della vita di chi vive e come la vive; quella di Eluana è forse vita, è vivere in qualche modo ?

Certo, abbiamo bisogno dell'apporto cattolico ma, se si interpreta in chiave integralistica, si finisce col dividere la coscienza del Paese. In questa situazione allora, è importante il porsi dalla parte del Presidente della Repubblica a difesa della Costituzione, che è il nucleo di valori attorno al quale deve essere unita la comunità.Il Presidente della Repubblica ha fatto quello che andava fatto, e cioè affidare al Parlamento la soluzione della vicenda. Il tentativo del governo di impedire l'attuazionedella sentenza Englaro e dunque di riuscire a porre fine a una odissea che va avanti da ben diciassette anni attraverso un decreto legge è semplicemente delirante. Sembra di vivere nello stato degli ayatollah o siamo al colpo di Stato ?.

tratto da "IL TEMPO" il caso Englaro


Englaro: "Chiesi aiuto a Berlusconi, ma non mi rispose"
Nel 2004 Beppino Englaro scrisse una lettera all'allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi chiedendogli aiuto, ma quest'ultimo non gli rispose. È quanto afferma il padre di Eluana in una intervista rilasciata al quotidiano spagnolo «El Pais» pubblicata oggi.

In merito al decreto legge del governo e agli ultimi sviluppi della vicenda, Beppino Englaro, afferma: «È stato solo un colpo ad effetto, l'unica cosa da dire è che la realtà a volte supera la fantasia più creativa. È assai curioso che Berlusconi sia entrato in scena in questo preciso momento. Quando era premier, nel 2004, gli scrissi una lettera chiedendogli aiuto, non mi rispose».
«Dato che la politica non fece nulla e nemmeno il governo - ha spigato ancora Englaro - mi sono rivolto ai giudici. Gli chiesi aiuto ed essi hanno fatto il loro dovere. Nel corso di più di dieci anni tutte le istanze giudiziarie sono state esaminate fin nel minimo dettaglio. Non so cosa sperano di scoprire ora i politici».
Su quest'ultimo punto e quindi in merito alla posizione espressa dal governo di voler evitare la morte di Eluana, Beppino Englaro osserva: «vogliono bloccare la sentenza della Corte di Cassazione. Però in un Paese civile questo non dovrebbe succedere. Berluscono si è confrontato con il Presidente della Repubblica per cercare di arrestare la legalità. Forse non conosce la divisione dei poteri».
8 febbraio 2009

sit in nazionale per Eluana Englaro da:ilpaesedelledonneonline

Sit in nazionale per Eluana Englaro e lo stato di diritto
Martedì 10 febbraio la Consulta di Bioetica dà appuntamento in cinque piazze di cinque diverse città (Milano, Torino, Pisa, Roma e Bologna) dalle 17 alle 20 per riaffermare la libertà di scelta di Eluana Englaro e lo stato di diritto, Fiduciosi che la vicenda di Eluana si potesse finalmente (...)
Consulta di bioetica
Fiduciosi che la vicenda di Eluana si potesse finalmente concludere come Lei stessa avrebbe voluto, non siamo intervenuti prima per ottemperare alle richieste di silenzio della famiglia Englaro.
Ora che lo Stato di diritto è sottoposto a duri attacchi dai fanatici della sacralità della vita, vogliamo far sentire la voce di chi ritiene che l’autonomia delle persone è inviolabile, così come lo è la laicità dello Stato. E vogliamo essere vicini a Beppino Englaro che, per il suo impegno, consideriamo meritevole dei più alti riconoscimenti civili, rappresentando un modello da additare al Paese.
Milano: Piazza San Babila Torino: Piazza San Carlo Pisa: Largo Ciro Menotti Roma: Campo dei Fiori Bologna: Piazza Nettuno
Per informazioni
Telefono: 02.58300423 E-mail: segreteria@consultadibioetica.org
Data di pubblicazione: 0802 09

sabato 7 febbraio 2009

COLPO DI STATO - ESEMPIO SPAGNA.tratto da Wikipedia

Colpo di stato in Spagna del 1981
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Il golpe del 23 febbraio 1981 in Spagna (conosciuto in Spagna come 23-f), fu perpetrato da alcuni comandanti militari. L'atto più eclatante dell'operazione fu l'assalto al Congresso dei Deputati, operato da un folto gruppo di guardie comandate dal tenente colonnello della Guardia Civil Antonio Tejero, durante la votazione del candidato alla presidenza del governo spagnolo Leopoldo Calvo Sotelo dell'Unione di Centro Democratica.
Indice[nascondi]
1 Prodromi
2 El Golpe
3 Reazioni internazionali
4 Il processo e le conseguenze del golpe
5 Bibliografia
6 Collegamenti esterni
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Prodromi [modifica]
Il colpo di stato del 1981 è strettamente collegato alle tensioni vissute dalla Spagna durante la transizione verso la democrazia. Quattro elementi in particolare avevano generato una tensione permanente che il governo dell'UCD non era riuscita a contenere: la crisi economica, le difficoltà della riorganizzazione territoriale dello Stato, le azioni terroristiche dell'ETA e le resistenze di alcuni settori dell'esercito contro il nuovo sistema democratico.
I primi sintomi di malessere nell'esercito apparvero nell'aprile del 1977 quando, a causa della legalizzazione del Partito Comunista di Spagna, si dimise il ministro della marina, ammiraglio Pita da Veiga, e il Consiglio superiore dell'esercito dichiarò che prendeva atto della legalizzazione senza però condividerla. Nel novembre del 1978 venne poi sgominata l'Operazione Galaxia, un piano golpista organizzato proprio da Antonio Tejero, che per quello fu condannato a sette mesi di prigione.
Mentre cresceva la volontà golpista in alcuni settori dell'esercito e dell'estrema destra, il governo avanzava all'inizio del decennio verso una profonda crisi, che nel corso del 1980 si rivelò sempre meno sostenibile. Tra i principali eventi di quell'anno, ci furono le dimissioni di Manuel Clavero dalla carica di ministro della Cultura (15 gennaio), il rimpasto di governo del 3 maggio, la mozione di censura presentata contro Adolfo Suárez dal PSOE (28-30 maggio), le dimissioni del vicepresidente del governo Fernando Abril Martorell (22 luglio) che produsse un nuovo rimpasto in settembre e l'elezione a ottobre di Miguel Herrero Rodríguez de Miñón, candidato alternativo a quello proposto ufficialmente dal gruppo parlamentare centrista di Suárez.
La crescente debolezza di Suárez in seno al proprio partito lo constrinse a dimettersi da presidente del governo e dell'UCD il 29 gennaio 1981 durante una drammatica trasmissione televisiva, subito dopo la quale gli eventi precipitarono. Il primo febbraio, il Collettivo "Almendros" pubblica a El Alcázar un articolo chiaramente golpista. Dal 2 al 4 febbraio il Re è nei Paesi baschi, dove i deputati di Herri Batasuna lo accolgono tra fischi e incidenti. Il 6 febbraio si scopre assassinato un ingegnere della centrale nucleare di Lemóniz, sequestrato un giorno prima, mentre si seguono con apprensione gli sviluppi del sequestro dell'industriale Luís Suñer.In questo clima si deve pensare anche al successore di Suárez. Tra il 6 ed il 9 febbraio si tiene il travagliato secondo Congresso dell'UCD a Maiorca. Il partito è diviso ed elegge un presidente di circostanza, Agustín Rodríguez Sahagún, nominando il giorno 10 Leopoldo Calvo Sotelo come candidato a presidente del governo.
Le tensioni raggiunsero il culmine quando il 13 febbraio si diede notizia della morte a Carabanchel di Jose Ignacio Arregui, vittima delle torture inflitte dalla Direzione generale di sicurezza. Quel giorno si arrivò a uno sciopero generale nei Paesi baschi e a un aspro dibattito tra i gruppi parlamentari al Congresso. Il governo destituì vari dirigenti di polizia, mentre nel ministero dell'Interno si producevano dimissioni a catena in solidarietà ai torturatori e l'Alcázar presentava l'azione del governo come una gestione debole cui era necessario dare un taglio.
In tale clima infuocato, il 18 febbraio Calvo-Sotelo presentò il suo governo. Il 20 non ottenne la fiducia del Parlamento. Fu fissata per il 23 una nuova votazione. Proprio quel giorno fu scelto dai golpisti per il loro tentativo, nel quale sarebbero confluite le diverse volontà di golpe duro - promosse da Tejero e dal capitano generale Jaime Milans del Bosch - e golpe blando promosso dal generale Alfonso Armada, uomo di fiducia del Re.

El Golpe [modifica]
Il tentativo del 23 febbraio 1981 raggruppò e coordinò tutte le diverse trame golpiste che covavano sin dall'inizio della transizione democratica.
Alle diciotto in punto cominciò la votazione nominale per l'investitura di Leopoldo Calvo Sotelo come presidente del governo di Spagna. Poco dopo le sei e mezza, quando stava per esprimere il proprio voto il deputato socialista Juan Manuel Núñez Encabo, un gruppo di decine di guardie civili, mitra alla mano, fecero irruzione nell'emiciclo del Congresso dei deputati, comandati dal tenente colonnello Antonio Tejero, che dalla tribuna ordinò che tutti stessero calmi e aspettassero l'arrivo dell'autorità competente, lasciando intendere che si trattasse di un militare, che però non giunse mai.
Un operatore della TVE riuscì a filmare per quasi mezz'ora quanto stava accadendo nel Congresso, portando così all'attenzione del mondo l'unico documento audiovisivo sul tentato golpe. La replica venne dal generale Gutiérrez Mellado, ministro della Difesa, che ordinò ai golpisti di gettare le armi e fu aggredito dai militari, che inoltre lanciarono una sventagliata di mitra contro il tetto dell'emiciclo. Con la presa del Congresso e il sequestro del potere esecutivo e legislativo fu generato un cosiddetto vuoto di potere, sul quale si pretendeva di creare un nuovo ordine politico. Quattro deputati in particolare furono allontanati dagli altri: il presidente del governo uscente Adolfo Suárez González, il leader dell'opposizione Felipe González Márquez, il secondo in lista del PSOE Alfonso Guerra González e il leader del Partito Comunista di Spagna Santiago Carrillo.
Poco dopo si sollevò a Valencia il capitano generale della Terza regione militare Jaime Milans del Bosch, che portò per strada la sua compagnia di carri armati, dichiarò lo stato d'emergenza e provò a convincere gli altri militari ad assecondare l'operazione. Alle ore ventuno un comunicato del ministero dell'interno informava della costituzione di un governo provvisorio formato da sottosegretari di differenti istanze ministeriali, secondo le istruzioni del Re, per assicurare il governo dello Stato in stretto contatto con la Giunta dei capi di Stato maggiore. Nel frattempo un altro generale golpista, Torres Rojas, falliva nel suo intento di succedere al generale Juste nel comando nella Divisione corazzata Brunete, con la quale avrebbe dovuto occupare i punti strategici della capitale, tra cui soprattutto radio e televisione da cui avrebbe diramato un comunicato sul successo del golpe.
L'indisponibilità del Re ad appoggiare il golpe permise di sgominarlo quella notte stessa. Il monarca si assicurò personalmente e attraverso i suoi collaboratori della fedeltà dei vertici militari. Per il suo comportamento si distinse anche il presidente della Generalità della Catalogna, Jordi Pujol, che poco prima delle ventidue trasmise a tutta la Spagna - attraverso le frequenze di Radio Nacional e Radio Exterior - un discorso nel quale invitata alla tranquillità. Fino all'una di notte continuarono i negoziati attorno al Congresso, ai quali partecipò il governo di emergenza che comprendeva anche il generale Alfonso Armada, il quale poi sarebbe stato sollevato perché sospettato di partecipare al golpe.
Verso l'una del mattino del 24 febbraio il Re comparve in televisione, vestito con la divisa di capitano generale degli eserciti, per schierarsi contro i golpisti, difendere la Costituzione spagnola ed esautorare Milans del Bosch. A partire da quel momento il golpe si considerò fallito. A mezzanotte del 24 febbraio Alfonso Armada si presentò nel Congresso con un doppio obiettivo: convincere il tenente colonnello Tejero a desistere dal suo intento ed assumere egli stesso il ruolo di Capo del Governo agli ordini del Re, con un comportamento chiaramente anticostituzionale. Ma Armada non era la "autorità competente" attesa e Tejero lo congedò violentemente. Da parte sua Milans del Bosch, isolato, annullò i suoi piani alle cinque di mattina e fu arrestato, invece Tejero resistette fino a mezzogiorno del 24. Fu però durante la mattinata del 24 che i deputati vennero liberati.

Reazioni internazionali [modifica]
Non appena si produsse l'assalto al Congresso, il golpe fu condannato con la massima durezza da tutti i paesi della Comunità Economica Europea (attuale Unione Europea), con cui la Spagna stava negoziando l'adesione, che finalmente si sarebbe realizzata nel 1986. Fra tutti gli stati membri si deve sottolineare per l'energia della protesta il Regno Unito, e specialmente l'allora Primo ministro Margaret Thatcher, che qualificò la sollevazione militare come "un atto terrorista".
D'altro canto, gli Stati Uniti si mantennero ufficialmente neutrali rispetto agli avvenimenti, sebbene esistono diversi indizi che sembrano indicare che l'amministrazione di Ronald Reagan disponesse di informazioni in anticipo grazie ai rapporti della CIA.
Tra le attitudini sospette di cui furono protagonisti c´è il ricevimento di futuri golpisti spagnoli a Washington nel 1980, l'incremento dei movimenti statunitensi nello stretto di Gibilterra nei giorni precedenti e lo stato di allerta decretato nella base aerea di Torrejon de Ardoz dalla domenica precedente il golpe.
Lo stesso Tejero, seduto sul banco degli accusati durante il giudizio che seguì il golpe, affermò senza nascondersi che "sia il governo degli USA come il Vaticano erano stati contattati dal generale Armada". Dopo l'entrata di Tejero nell'emiciclo, il Segretario di Stato statunitense, Gen. Alexander Haig, si limitò a dire che "L'assalto al Congresso dei Deputati era una questione interna degli spagnoli", la qual cosa gli valse severe critiche internazionali; una volta fallito il golpe cambiò le sue dichiarazioni con un sorprendente "Dobbiamo congratularci che in Spagna abbia trionfato la democrazia". [1] D'altro canto il Vaticano si trovava riunito il giorno 23 in una Assemblea Episcopale, per cui non si realizzarono dichiarazioni fino al giorno 24, quando il golpe era già fallito.
Tutto ciò ha portato vari autori a concludere che il golpe del 23-F in Spagna non era altro che il secondo passo di una catena di avvenimenti simili che, sotto la connivenza del governo statunitense, puntava a sostituire i governi democratici in Turchia (fallito nel 1980), Spagna e Portogallo con altri retti da militari che assicurassero la preponderanza statunitense nel Mediterraneo. La perdita di quest'ultima era considerata catastrofica da Washington dopo l'affievolimento della sua influenza nel Medio Oriente a seguito della destituzione dello Scià Reza Pahlavi in Iran e l'invasione sovietica in Afghanistan. La sfiducia degli USA verso il nuovo regime in Spagna era incrementata a causa dell'interesse che si era destato in questo paese a proposito del Movimento dei Paesi Non Allineati, arrivando a inviare un osservatore speciale al vertice di questa organizzazione a L'Avana, con invito formale a Fidel Castro a visitare la Spagna e ricevendo Yasser Arafat con onori di capo di stato a Madrid, tutto ciò mentre l'esecutivo spagnolo non fissava, rinviandola più volte, la data per l'ingresso nella NATO del paese.
D'altra parte, 250 portoghesi di estrema destra attraversarono la frontiera con la Spagna il 23 di febbraio, con il fine di aiutare il successo del golpe col fine, una volta ottenuto questo risultato, di fare pressione sul proprio Paese per realizzare anche in Portogallo una sollevazione militare a somiglianza del caso turco e spagnolo.

Il processo e le conseguenze del golpe [modifica]
Dopo il golpe rimasero alcuni interrogativi, specialmente riferiti al ruolo che giocarono ognuno dei principali golpisti e specialmente sulle vere intenzioni e appoggi dell'esercito. Le conseguenze più rilevanti furono l'avvio di un processo di involuzione delle autonomie e che la monarchia uscí potentemente rinforzata nell'opinione pubblica e negli ambienti politici.
Nel processo tenutosi posteriormente davanti al Consiglio Supremo di Giustizia Militare, conosciuto come il processo di Campamento (quartiere periferico di Madrid sede di un importante caserma dove si svolse il procedimento) furono condannati a 30 anni di reclusione, come principali responsabili del golpe, Milan del Bosh, Alfonso Armada e Antonio Tejero Molina.
La trama civile del golpe non fu mai investigata in modo rigoroso, con un unico civile condannato, l'ex dirigente dei Sindacati Verticali franchisti, Juan Garcia Carrés.

Bibliografia [modifica]
23-F: El Golpe Que Nunca Existió de Amadeo Martínez Inglés, 2001 - ISBN 849544013X (23-F, il golpe che non ci fu)
El negocio de la libertad de Jesús Cacho, 1999 - ISBN 8493048194 (il commercio della libertá)
El Golpe: Anatomía y Claves Del Asalto Al Congreso de Busquets, Julio, Miguel A. Aguilar, y Ignacio Puche, 1981 (Il golpe: Anatomia e chiavi dell'assalto al congresso, scritto pochi giorni dopo il tentativo di golpe)

Collegamenti esterni [modifica]
Speciale del quotidiano spagnolo El Mundo
video del golpe e del discorso del re, peró pare che i collegamenti verso i video non funzionino più per assenza dei files
Video del golpe e documentari della televisione spagnola TVE1, RTVE (con il discorso del re Juan Carlos)
SPAIN: King Juan Carlos (plot theories) (in inglese)

lettera aperta al Presidente della Repubblica - da:antoniodipietro

Lettera aperta al Presidente della Repubblica
4 Febbraio 2009
Sig. Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano,
ci sia permesso segnalarLe, nella sua qualità di garante della Carta Costituzionale, che, a nostro avviso, il Governo Berlusconi sta per porre in essere un altro strappo alla Costituzione.
Egli ha già piegato a sé il Parlamento con il ricorso massiccio ai decreti legge e al voto di fiducia “obbligato”. Ha già occupato l’informazione pubblica e privata in totale conflitto di interessi. Ha già mortificato, con il Lodo Alfano e con l’altra miriade di leggi ad personam che ha imposto, il principio dell’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge.
Ora, con un colpo solo, si accinge ad un “poker di porcherie” degno del peggior modello argentino: la nomina dei componenti del Consiglio di amministrazione della Rai, la modifica dell’organo di autogoverno della Corte dei Conti, la limitazione delle intercettazioni telefoniche, la modifica dei regolamenti parlamentari. Occupando la Rai, i cittadini non potranno più sapere quel che accade nelle segrete stanze del potere e non potranno più esercitare alcun controllo democratico.
Modificando i componenti della Corte dei Conti – che ha il compito specifico previsto dalla Costituzione di controllare i conti della Pubblica Amministrazione - si mette anche tale organismo sotto il controllo dell’Esecutivo che, quindi, potrà falsificare a proprio piacimento i bilanci dello Stato senza che nessuno possa impedirglielo.
Limitando indiscriminatamente le intercettazioni telefoniche si impedisce alla magistratura di fare il proprio dovere e di contrastare efficacemente la criminalità organizzata.
Stravolgendo i regolamenti parlamentari si impedisce all’opposizione di esercitare i suoi diritti costituzionali e si riduce il Parlamento ad un semplice zerbino dell’Esecutivo.
Quello che sta avvenendo nel nostro Paese, ad opera dell'attuale governo, sembra ricalcare più le orme del partito nazionalsocialista tedesco degli anni 30 che quelle di una democrazia fondata sul diritto.
Ciò premesso, Le chiediamo – rispettosamente, ma con fermezza – di non rimanere in silenzio e di intervenire per evitare questo scempio della democrazia. Prima che sia troppo tardi.
Sig. Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,
ci sia permesso segnalarLe, nella sua qualità di garante della Carta Costituzionale, che, a nostro avviso, il Governo Berlusconi sta per porre in essere un altro strappo alla Costituzione.
Egli ha già piegato a sé il Parlamento con il ricorso massiccio ai decreti legge ed al voto di fiducia “obbligato”.
Ha già occupato l’informazione pubblica e privata in totale conflitto di interessi.
Ha già mortificato, con il Lodo Alfano e con l’altra miriade di leggi ad personam che ha imposto, il principio dell’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge.
Ora, con un colpo solo, si accinge ad un “poker di porcherie” degno del peggior modello argentino: la nomina dei componenti del Consiglio di amministrazione della Rai, la modifica dell’organo di autogoverno della Corte dei Conti, la limitazione delle intercettazioni telefoniche, la modifica dei Regolamenti parlamentari.
Occupando la Rai, i cittadini non potranno più sapere quel che accade nelle segrete stanze del potere e non potranno più esercitare alcun controllo democratico.
Modificando i componenti della Corte dei Conti – che ha il compito specifico previsto dalla Costituzione di controllare i conti della Pubblica Amministrazione - si mette anche tale organismo sotto il controllo dell’Esecutivo che quindi potrà falsificare a proprio piacimento i bilanci dello Stato senza che nessuno possa impedirglielo.
Limitando indiscriminatamente le intercettazioni telefoniche, si impedisce alla magistratura di fare il proprio dovere e di contrastare efficacemente al criminalità organizzata.
Stravolgendo i Regolamenti parlamentari, si impedisce all’opposizione di esercitare i suoi diritti costituzionali e si riduce il Parlamento ad un semplice zerbino dell’Esecutivo.
Quello che sta avvenendo nel nostro Paese ad opera dell'attuale governo sembra ricalcare più le orme del partito nazionalsocialista tedesco degli anni 30 che quelle di una democrazia fondata sul diritto.
Ciò premesso, Le chiediamo – rispettosamente, ma con fermezza – di non rimanere in silenzio e di intervenire per evitare questo scempio della democrazia. Prima che sia troppo tardi. -->

eluana, gli sciacalli del dolore - da:liberamente.blogspot

sabato 7 febbraio 2009

Eluana.Gli sciacalli del dolore.
Io non riesco più a capire questo paese.Quello che sta accadendo intorno al caso di Eluana Englaro ha dell'incredibile e del vergognoso.Personaggi politici e del clero cui non frega nulla del dramma che Eluana e suo padre stanno vivendo,ma ben decisi nell'affermare il loro diritto di intromettersi nelle scelte personali dei cittadini.Perchè di questo si tratta,la chiesa non può assolutamente permettere che passi l'idea che ognuno di noi possa scegliere come e quando morire,chi dobbiamo amare perchè sarebbe la fine del suo potere,infatti sta usando tutto il suo peso per impedire che ciò accada,arrivando anche a creare uno scontro istituzionale fra il capo e quell'essere che per nostra disgrazia è il presidente del consiglio che per l'occasione riesce a dire l'ennesima scempiaggine "ELUANA POTREBBE AVERE UN FIGLIO" sintomatica della piccolezza (non solo fisica)del presdelcon.Alla chiesa dico solo una cosa e anche a quei cialtroni di politici che gli vanno dietro:la dovete smettere non ci sono solo i valori cattolici ci sono altre confessioni,ci sono gli atei nessuno deve imporre le proprie credenze agli altri.Se sei cattolico non farai l'aborto ma la possibilità per gli altri ci deve essere.Ci sarà chi a differenza di Welby vogliono vivere fino all'ultimo ma ci deve essere la possibilità per chi non lo vuole di poter finire di soffrire.Basta il buon senso dote che purtroppo in Italia scarseggia.
Pubblicato da Alieno a sabato, febbraio 07, 2009

a tutti questi fondamentalistici cattolici - da:liberamenteblogspot




sabato 7 febbraio 2009

A tutti qesti fondamentalisti cattolici.
Lascio a George Carlin un graffiante commento su tutti questi fondamentalisti cattolici che si stanno scatenando sul caso di Eluana.L'audio non c'è per volontà del possessore dei diritti.

eluana e la fine della democrazia - da beppegrillo.it



Eluana non c'entra. E' un pretesto per sfiduciare la Presidenza della Repubblica. La sua funzione di controllo e di garante della Costituzione. E' un braccio di ferro, forse un braccio di merda. Lo psiconano non vuole più nessuno che lo intralci nella sua marcia di occupazione delle istituzioni. Napolitano non ha firmato il decreto legge. Il Consiglio dei ministri allora lo scavalca con un disegno di legge identico al decreto. Dovremo ricordarci chi lo ha votato. Un giorno potremmo procedere contro di loro per attentato contro lo Stato.Il disegno di legge verrà proposto al Parlamento dei burattini di Arcore che lo approverà. Il disegno di legge è incostituzionale? Si cambierà la Costituzione! Nessun primo ministro europeo farebbe, direbbe quello che dice, quello che fa questa bombetta a orologeria della democrazia. Eluana potrebbe procreare? Eluana potrebbe sopravvivere per tre, quattro giorni al digiuno forzato come Pannella? Io sono un comico, ma chi pronuncia queste parole è solo un pover'uomo.Schifani è stato contingentato in una corsa contro il tempo per l'approvazione del disegno di legge al Senato. Il Presidente del Senato agli ordini dello psiconano. Ma non vi rendete conto che è una farsa? Che Eluana è un'informazione di distrazione di massa? Ogni giorno una nuova, pessima notizia. Non è sufficiente difendersi dal crollo dell'economia, occuparsi dei mille problemi quotidiani. Non basta. Ogni giorno che Dio manda in terra dobbiamo difenderci da una nuova legge, un decreto, un emendamento, un esproprio dei nostri diritti civili.I nostri dipendenti operano senza sosta per mettersi al sicuro dalla magistratura e dalla resa dei conti. E' spossante e anche umiliante per un cittadino vivere in Italia. In tutto il mondo si cerca di fronteggiare la crisi, questi politicanti, ex fascisti, ex leghisti, piduisti a tempo pieno usano la crisi per rafforzare il loro potere ed eliminare gli altri, dalla magistratura, al Parlamento, alla Corte dei conti, alla presidenza della Repubblica.Hanno fretta, una maledetta fretta. Sentono gli zoccoli dei bisonti, la cascata del Niagara che aspetta l'Italia. non vogliono fare la fine di Ceaucescu, ma neppure quella di Bottino Craxi. Il Fondo Monetario Internazionale ha annunciato "prospettive tetre" per l'Italia. Tetre, un termine da Dario Argento, da film dell'orrore. Vogliono mettere l'esercito sul ponte del Titanic e fuggire con le scialuppe di salvataggio.Loro non molleranno mai (ma gli conviene?).Noi neppure.

PROCESSO BASSOLINO da:antoniodipietro.it


"Salve a tutti mi trovo all'esterno del carcere di Poggioreale di Napoli, è mercoledì 4 febbraio 2009, oggi è andata in scena l'udienza del processo Impregilo-Bassolino. Udienza che non ha portato a novità, anzi! Il processo si è arenato ancora per vizi di forma che poi vi spiegherò meglio. Prima di arrivare alla conclusione vorrei riassumere velocemente l'intera vicenda: una mega truffa ai danni delle tasche degli italiani perché, intanto questa inchiesta è nata su segnalazione dell'ex prefetto della città, Corrado Catenacci, che nel 2002 vedendo che le cose non funzionavano fece una denuncia alla procura di Napoli, che cominciò le indagini che hanno portato all'inchiesta. Procura che ha affidato ai pm Noviello e Sirleo il ruolo dell'accusa e perciò si cerca di far luce sulla fine di questi soldi, nostri, che Impregilo ha incassato per raccogliere, differenziare e smaltire i rifiuti dell'intera regione Campania che invece non ha fatto. Questo mancato assolvimento di un servizio pagato con le nostre tasche ha provocato ulteriori danni perché il governo ha dovuto sborsare altri soldi per tamponare ciò che Impregilo non ha fatto. Il processo mira a stabilire le responsabilità penali dei 27 imputati, fra cui il numero uno di Impregilo Cesare Romiti, e diversi responsabili delle 5 società che controllava e che avevano il compito di gestire l'affare rifiuti qui in Campania.
Bassolino è imputato di abuso d'ufficio perché nel 2001 era già governatore della Campania però era anche Commissario straordinario dell'emergenza rifiuti ed è accusato di aver avallato, assecondato e favorito in questa truffa Impregilo, firmando documenti che autorizzavano questo scempio senza alcun controllo. Invece gli altri capi d'imputazione che riguardano gli altri imputati, Impregilo come soggetto giuridico e i 27 imputati come persone fisiche, sono frode in forniture pubbliche e truffa aggravata.
Dunque di questi soldi non c'è traccia, di almeno 200 milioni che il governo ha sborsato nei confronti di Impregilo per gestire la raccolta differenziata dei rifiuti. Il mancato assolvimento di questo servizio per il quale non c'è un processo in corso, nel frattempo ha creato un enorme danno alle tasche di noi italiani perché abbiamo speso più di 500 milioni di euro. Questo è il dato in possesso dell'Avvocatura di Stato che è parte civile nel processo in rappresentanza della presidenza del consiglio dei ministri. 500 milioni di euro che dal 2001 al 2007, circa 7 anni, 60-70 milioni l'anno di danno in più! Perché ad esempio, il fatto di pagare le ferrovie per caricare i rifiuti su un treno diretto in Germania con la preghiera che ci smaltissero per poi sentirsi dire che di quelle schifezze la Germania non se ne fa niente perché non sono state differenziate, col risultato che il convoglio ha dovuto fare dietro front, è un doppio danno che si è ripercosso sulle nostre tasche.
Perciò gli iniziali 200 milioni di euro sommati ai 500 fanno in tutto 700 milioni, tutta questa operazione che non ha portato a niente e probabilmente non restituirà giustizia perché se questo processo andrà in prescrizione non sapremo mai se Impregilo ha rubato questi soldi. Non sapremo mai chi evntualmente questi soldi se li è messi tasca. Non sapremo mai se questi soldi sono finiti anche nelle tasche di coloro che hanno collaborato e contribuito a coprire, eventualmente, questa mega truffa o mancato assolvimento del servizio. Non riavremo giustizia perché i soldi spesi in più li abbiamo messi noi per dover gestire ancora oggi quella che è un'emergenza che riguarda i rifiuti. Non ci sarà nemmeno ripagato il danno ambientale, cioè il danno alla salute nostra e dei nostri figli, perché il non gestire i rifiuti per lasciarli a marcire, mentre quei pochi che sono stati bruciati negli inceneritori non dovevano finire mischiati fra bucce di banana, stoffa e plastica, che creano emissioni inquinanti. Ebbene anche di questo più nessuno ne risponderà. Tant'è che questo processo non mira a capire se l'inquinamento ha prodotto danni, ma mira a stabilire le responsabilità penali per capire l'entità del danno e chi dovrà risarcirlo!
Però il processo si arena su vizi di forma perché finora le difese non hanno portato nessuna prova che cerca di smontare le tesi dell'accusa, bensì si attaccano ai cavilli: oggi c'è stato un tentativo di rinvio dell'udienza da parte di un sostituto dell'avvocato Cavalli, a difesa dell'imputato Di Pelliccia, direttore generale della Fibe, perché impegnato nelle elezioni della cassa forense, la cassa di previdenza degli avvocati, mentre i suoi sostituti sono impegnati in altri delicati procedimenti.
I giudici presieduti da Adele Scaramella in mezz'ora di camera di consiglio, hanno deciso di respingere la richiesta di rinvio, ma subito dopo c'è stata una seconda richiesta di rinvio, formulata dall'avvocato Tuccillo, difensore degli imputati Cattaneo e Urciuoli, rispettivamente amministratore delegato e presidente del cda della Fibe, poiché non ha ricevuto i documenti con le accuse formulate dai pm. Giustamente ha detto "se io non so cosa i pm dicono nelle accuse, come faccio io oggi ad avere anche soltanto una teorica difesa per i miei assistiti? Bisogna che rinviate l'udienza". Voi vi chiederete, bene perché questo avvocato non ha ricevuto i documenti con le accuse dei pm? Perché avrebbe dovuto fargliele recapitare in ufficio la cancelleria del tribunale! Perché la cancelleria non li ha recapitati? Vallo a capire! Non si sa. Qui entriamo in un'altra sfera che riguarda - ahime - l'efficienza della macchina della giustizia, che evidentemente riguarda anche l'efficienza di una cancelleria. Verosimilmente, dico io, gravata da un numero ridotto di persone che avranno un carico di lavoro che non riusciranno a smaltire.
Tant'è che in una seconda camera di consiglio durata un'ora e mezza, i giudici hanno dovuto accogliere questa richiesta di rinvio, rinvio che è stato fissato inizialmente l'11 di febbraio, cioè mercoledì prossimo, e poi rinviato ulteriormente a sabato 14 perché l'11 qualche avvocato non potrà presentarsi, quindi a dimostrazione della volontà dei giudici di voler continuare questo processo, hanno rinviato il tutto il sabato mattina alle 9 e mezzo. Sempre qui, nell'aula bunker del carcere di Poggioreale, che in base alla seconda ordinanza sarà di nuovo chiusa alle videocamere e alle registrazioni. Le immagini che avete visto e che vedete in sovrimpressione si riferiscono proprio alla giornata di oggi, nella quale inspiegabilmente, il procuratore generale Vincenzo Galgano ha ritirato il divieto, forse perché pensava che questo processo poteva spostarsi fisicamente in un'altra aula, fuori dal carcere, cosa che invece non avverrà, per cui siam potuti entrare coi registratori e gli operatori con le videocamere, però è stata un'eccezione. I giudici, durante la lettura della seconda ordinanza, hanno ricordato che il procuratore ha emesso un secondo provvedimento che vieta alle telecamere di riprendere.
Per altro c'è da sottolineare che durante l'udienza di stamane, alcuni avvocati, accorgendosi della presenza delle videocamere, si sono subito opposti. Volevano che le videocamere si spegnessero. Sentite.
Questo processo ha una valenza pubblica importante, riguarda i nostri soldi, il destino di centinaia di milioni di euro, intascati da una società privata, di cui non si sa nulla e ha valenza pubblica perché fra gli imputati c'è il governatore della Campania ancora in carica, accusato di aver favorito questa mega truffa, per il quale si profila un seggio alle prossime elezioni europee, almeno questo trapela dalle ultime indiscrezioni.
Profili politici a parte, tutto ciò serva anche per ribadire che questo processo si continua ad arenare su sciocchezze, motivate ma pur sempre sciocchezze, quindi la possibilità che si arrivi in prescrizione senza nemmeno una sentenza di primo grado, è reale. Per ora è tutto. Ci riaggiorniamo sabato 14 febbraio."

lunedì 2 febbraio 2009

CASO RASMAN - VERGOGNA ITALIA!!!


sabato 31 gennaio 2009
OMICIDIO COLPOSO: CASO RASMAN, CONDANNATI I POLIZIOTTI
"Hanno sbagliato e il loro errore ha provocato la morte di Riccardo Rasman, il giovane di 34 anni stroncato da un collasso cardiocircolatorio nel suo monolocale di via Grego 38, a Borgo San Sergio."
Per chi non conoscesse la storia di Riccardo Rasman riporto questa interrogazione parlamentare di un annetto fa scarso...
SENATO DELLA REPUBBLICA
Gruppo Rifondazione Comunista-Sinistra Europea
INTERROGAZIONE AL MINISTRO DELL’INTERNO
Premesso che:
Riccardo Rasman era un giovane nato a Trieste il 5 agosto 1972;
nel 1992 il Rasman, nel corso dell’espletamento del servizio di leva durante, riferì di aver subito atti di “nonnismo” in seguito ai quali iniziò a manifestare una sindrome schizofrenica paranoide;
a seguito di un ricorso promosso contro il Ministero della Difesa, la Corte dei Conti per il Friuli Venezia Giulia con sentenza del 26 settembre 2003 riconobbe il giovane, in relazione alla sindrome maturata, l’infermità dipendente da cause di servizio;
il 27 ottobre 2005, poco dopo le 20, Rasman era da solo nel suo appartamento assegnatogli dall’istituto case popolari a Trieste, presso il quale si recava saltuariamente;
Rasman si trovava probabilmente in uno stato di agitazione psico-fisica dovuto alla sua malattia e, tenendo la musica della radiolina alta si mostrò nudo sul balcone da dove lanciò due petardi sulla strada, uno dei quali cadde vicino alla figlia del portiere dello stabile;
questo episodio, pur non provocando lesioni alla ragazza, spinse a chiedere l’intervento del 113;
quando le forze dell’ordine giunsero sul posto con due volanti il Rasman si era ormai rivestito e steso a letto spaventato, rifiutandosi di aprire la porta di casa;
nonostante il Rasman, secondo le testimonianze dei vicini, si fosse completamente calmato e seduto sul letto, gli agenti chiesero l’ausilio dei Vigili del fuoco per forzare la porta
una volta sfondata la porta di casa vi fu una violenta colluttazione fra il Rasman, di corporatura molto robusta, e i quattro agenti che lo immobilizzarono;
dopo la colluttazione Rasman riportava ferite sanguinanti al volto e alla testa; fu ammanettato con le mani dietro la schiena e gli furono legate le caviglie con un filo di ferro.
gli agenti effettuarono su Rasman una prolungata pressione sul dorso al fine di renderlo inerme, e lo lasciarono nella predetta posizione prona per diversi minuti nel corso dei quali il Rasman iniziò a respirare affannosamente e ad emettere rumorosi rantoli, percepiti anche dai vicini di casa;
Riccardo Rasman cessò di rantolare e divenne cianotico, ma solo tardivamente gli agenti chiesero l’intervento del 118, senza ancora - nel frattempo - provvedere a voltare l’uomo in posizione supina;
giunto sul posto il 118, viene constatato il decesso di Rasman.
Considerato che:
le indagini vennero effettuate su delega del PM dagli stessi poliziotti coinvolti nella colluttazione;
dopo due anni di indagine, nell’ottobre 2007, il Pubblico Ministero dott. Mortone, ha richiesto l’archiviazione del caso ritenendo che i quattro agenti intervenuti, indagati per omicidio colposo, abbiano agito nell’adempimento di un dovere e quindi con pieno diritto, pur essendo stato accertato dalla perizia medico legale disposta dallo stesso PM che il decesso è avvenuto per “asfissia posturale” del Rasman causata dall’azione dei quattro agenti;
effettuata opposizione all’archiviazione da parte dei legali della famiglia Rasman (*), il prossimo 28 febbraio si celebrerà davanti al GIP l’udienza che dovrà decidere sulla richiesta di archiviazione;
questo episodio presenta delle inquietanti similitudini con quanto pare sia accaduto al giovane Federico Aldrovandi, il giovane di 18 anni morto a Ferrara pochi minuti dopo essere stato fermato e malmenato dalla polizia.
Per sapere:
se il ministro intenda chiarire quali siano i motivi per i quali siano stati utilizzati metodi tanto brutali con un invalido psichico;
se il ministro intenda verificare se la scelta di assegnare l’indagine agli stessi poliziotti coinvolti nella colluttazione e quindi nella morte di Rasman;
come il ministro intenda intervenire per far chiarezza su questi episodi di fermi di polizia che troppo spesso si tramutano in colluttazioni ed a volte, come nel caso di Rasman e del giovane Aldrovandi, sfociano in tragedia.
Roma, 27/2/2008
Sen. Adelaide Gaggio Giuliani

da il Piccolo di Trieste del 30/01/2009
"Era il 27 ottobre 2006 e ieri il giudice Enzo Truncellito ha condannato con rito abbreviato a sei mesi di carcere tre dei quattro agenti della «volante» che avevano fatto irruzione nel piccolo appartamento. Erano accusati di omicidio colposo. Il capopattuglia Mauro Miraz e i suoi colleghi Maurizio Mis e Giuseppe De Biase dovranno versare ai genitori e alla sorella della vittima una provvisionale immediatamente esecutiva di 60 mila euro. È stato concesso ai tre poliziotti il beneficio della condizionale e della non menzione. Resta aperto il capitolo risarcimento complessivo del danno che verrà stabilito da un giudice del Tribunale civile.
Il quarto componente della pattuglia che aveva fatto irruzione nel monolocale, l'agente Francesca Gatti, è stata invece assolta con quella che un tempo era definita «formula dubitativa». Ha partecipato all'irruzione ma quando Riccardo Rasman era stato ridotto all'impotenza, ammanettato e tenuto fermo sul pavimento coi piedi legati dal filo di ferro, era rimasta estranea all'azione. È emerso che in quei momenti segnati dai rantoli del giovane era stata in contatto via radio con la sala operativa della Questura. Il pm Pietro Montrone nell'udienza dello scorso 21 gennaio aveva chiesto la condanna di tutti e quattro gli agenti di polizia, proponendo nove mesi di carcere per il capopattuglia e sei per gli altri tre. La sentenza è stata pronunciata ieri sera mentre tutto il palazzo di Giustizia era immenso nella penombra e nel silenzio. Nel corridoio antistante l'aula si erano radunati attorno ai familiari di Riccardo Rasman alcuni militanti «no global». Con loro l'ex consigliere regionale dei Verdi Alessandro Metz e il consigliere comunale Alfredo Racovelli. Non ci sono state reazioni scomposte. Alcuni si sono stretti attorno alla mamma e alla sorella della vittima. Singhiozzi carezze, ma anche un paio di telecamere e microfoni, puntati direttamente sul volto dell'avvocato Giovanni Di Lullo che è riuscito prima a evitare l'archiviazione dell'indagine e poi ad ottenere la condanna dei tre agenti. Determinante è risultato anche il lavoro svolto in precedenza dall'avvocato Alessandro Cuccagna."
Riccardo Rasman non c'è più e nessuno potrà restituirlo ai suoi famigliari, un minimo di Giustizia in questo Paese però sembra ancora esserci...

Pubblicato da il Russo a 8.03

BERLUSCONI SULL'ISOLA DI LOST