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http://it.wikipedia.org/wiki/Costituzione_della_Repubblica_Italiana

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ALL'ANNO PROSSIMO!!!!

un saluto a tutti e tantissimi auguri di buone feste, sperando che il 2009 sia un anno migliore....anche se ho qualche dubbio...!!!
siamo ottimisti. leggete le ultime notizie qui sopra in bacheca....
a presto

Lettera aperta al Ministro Renato Brunetta da:ilpaesedelledonneonline

Lettera aperta al Ministro Renato Brunetta



Egregio Ministro Brunetta, con questa lettera vogliamo esprimerle la nostra critica per la proposta da lei avanzata di portare a 65 anni l’età pensionabile per le donne. E’una proposta, la sua, che rivela, oltre a un approccio superficiale e disinvolto al (...)

Assemblea delle donne di Roma per la Sinistra
E’una proposta, la sua, che rivela, oltre a un approccio superficiale e disinvolto al problema, il retaggio di una cultura profondamente misogina, incapace di misurarsi con la differenza femminile e con la necessità di fare i conti concretamente con la vita di donne e di uomini, con la condizione materiale delle lavoratrici e dei lavoratori e in particolare delle e dei giovani, che, in un momento di crisi così profonda, troverebbero ulteriori porte sbarrate alle loro possibilità di occupazione.
Egregio Ministro, lei finge di dimenticare - oppure non sa ma sarebbe davvero una ignoranza disdicevole per un ministro – che:
1) non è pari la quantità di lavoro tra le donne e gli uomini. Le donne lavorano di più: in Italia particolarmente di più, rispetto ad altri Paesi europei. Dormono di meno degli uomini, non hanno giorni di festa, si occupano di tutto quello che riguarda la vita di figli, mariti, parenti anziani e altro ancora. Consulti i dati Istat, egregio Ministro Brunetta. Lo chiamano doppio lavoro perché le donne non lavorano soltanto in ufficio, in fabbrica, nei call center ma anche in casa ed è un lavoro che oggi non soltanto integra ma supplisce in maniera crescente il Welfare State, ahinoi in declino.
Un lavoro che produce benessere e ricchezza – come staremmo se non ci fosse? Se lo chieda Ministro - che dovrebbe uscire dalla dimensione domestica ed essere riconosciuto in maniera molto più consistente di quanto avvenga col diritto delle donne ad andare prima in pensione;
2) già adesso le donne, se vogliono, possono optare per il lavoro fino a 65 anni e spesso sono costrette a farlo se vogliono mettere insieme una pensione decente per sopravvivere negli anni che restano. Infatti, egregio Ministro, non solo non è pari la quantità di lavoro tra donne e uomini ma non è pari la quantità di retribuzione che percepiscono le une rispetto agli altri. Anche questa è cosa nota, si informi Ministro, cerchi ci capire perché e magari, se proprio ci tiene alla parità, escogiti qualche meccanismo per ridurre lo svantaggio retributivo delle donne e arrivare all’equiparazione di salari, stipendi, carriere;
3) non è accettabile nessun mercanteggiamento su questo tema, come quello che incautamente la ministra ombra dell’opposizione, senatrice Vittoria Franco, ha avanzato: occupazione femminile e conciliazione tra lavoro, maternità e carriera in cambio di innalzamento dell’età pensionabile.
Sarebbe uno scambio in pura perdita per chi lo subisce, la conferma di quanti guasti possa produrre la politica della parità che non si misuri con la disuguaglianza delle condizioni di partenza. Per le donne è un imbroglio, una vera e propria trappola.
4) l’Europa vuole la parità tra donne e uomini in materia di età pensionabile? L’Europa vuole molte cose, alcune vanno benissimo o bene, altre meno bene, altre ancora non vanno bene per niente.
Questa è una di quelle, non tiene conto dell’arretratezza del welfare italiano ed inoltre – dovrebbe essere più preciso, Ministro - riguarda solo l’ambito del pubblico impiego.
Non si nasconda dietro l’usbergo dell’Europa, egregio Ministro, per colpire le donne. Non sarebbe degno della carica che lei riveste. E poi ricorrere all’Europa quando fa comodo a lei o a qualcun altro del suo governo e invece ignorarne le direttive quando non le condividete? Sia serio, egregio Ministro e lasci perdere i suoi furori paritari. Non è proprio il caso. In ogni caso noi le confermiamo la nostra critica più netta e le chiediamo di tornare sui suoi passi.

La foto è tratta dal sito Progetto storia 900: La guerra delle donne un interessante lavoro dell’ I.T.C. Pero Sraffa di Orbassano

Data di pubblicazione: 2012 08

LA PAGA DEI PADRONI da:beppegrillo.it

20 Dicembre 2008




Milioni di euro di stipendi senza risultati. Fai fallire un'azienda, o quasi. Come l'Alitalia, le Ferrovie dello Stato, la Telecom Italia e, in cambio, ottieni bonus a volontà, stock options, compensi da mille e una notte. Chi pensate abbia pagato gli stipendi faraonici di Cimoli, Buora, Catania, Tronchetti, Romiti, Ruggiero? E' facile rispondere. I piccoli azionisti, i 12.000 licenziati dell'Alitalia, i 9.000 esuberi (per ora) della Telecom, i contribuenti, i cassintegrati. Questi manager sono le nuove zecche dell'economia, si nutrono del sangue delle società. E non falliscono mai insieme all'azienda. Vengono riciclati dal sistema in altre aziende. E' la Cupola dell'Economia. Se esegui gli ordini, non denunci, allora sarai premiato. Un circolo chiuso che non parla, non sente, non vede. E non fa mai nomi.
Il padre di famiglia disoccupato torna a casa, guarda i suoi figli senza un futuro e dopo ascolta in televisione chi ha fatto fallire la sua azienda. Adulato, vezzeggiato, che sprizza milioni di euro dagli occhi. Gli zoccoli dei bisonti sono pesanti. Meglio non trovarsi sulla loro strada in primavera.

Testo intervista agli autori de: "La paga dei padroni".
"La crisi economica durerà almeno due anni dicono gli istituti più autorevoli, eppure tra i grandi manager italiani, uno solo, Alessandro Profumo, il più pagato del 2007, ha detto, quasi fosse una concessione, che nel 2008 non avrà il bonus. Forse una rinuncia dice. Un bonus che è stato di sei milioni di euro nel 2007, ma oltre a questo, la sua paga base è di oltre tre milioni di euro, perciò anche senza bonus, Alessandro Profumo, lo vedremo quando sarà pubblicato il bilancio, avrebbe comunque uno stipendio molto ricco, pari quasi alla media dei primi cento manager italiani che nel 2007 hanno guadagnato quattro milioni lordi a testa ciascuno. E' l'unico ad aver detto di non averne diritto per i pessimi risultati della banca nel 2007. Tutti gli altri sono rimasti in silenzio: da Corrado Passera ad di Intesa SanPaolo, che è un po' il grande concorrente di Profumo dell'Unicredit, ai vertici delle altre grandi banche e delle grandi società industriali, ad esempio la Pirelli, precipitata in borsa, il cui ad Negri è il più pagato con circa sei milioni all'anno. Quindi i picoli azionisti, il pubblico e i clienti di queste grandi società quotate in borsa che amministrano anche il risparmio privato, ma è il risparmio del parco buoi, ossia di coloro che non hanno voce, resta in attesa che anche i grandi capi si adeguino a quelli che sono risultati molto modesti.
Le loro retribuzioni, come abbiamo cercato di spiegare nel nostro libro "La paga dei padroni" edito da Chiarelettere, erano stellari ma non erano agganciate ai risultati, o meglio, non era indicato nei bilanci a quali risultati fossero correlate queste retribuzioni. Quello che noi abbiamo notato osservando la situazione degli ultimi anni è quella che lo stipendio del capo aumentava sempre, indipendentemente dai risultati, e infatti due studiosi americani, pochi anni fa, nel cuore del capitalismo mondial e, hanno scritto un libro che si chiama "Stipendio senza risultati". Quest'esempio vale anche da noi. La politica interviene certamente nelle società pubbliche controllate dallo Stato. Abbiamo visto il caso dell'Alitalia che pur essendo fallita, sta passando ad una cordata di imprenditori privati lasciando il buco del debito sulle spalle dei contribuenti e sugli azionisti che per metà sono privati. Eppure nel 2004, quando il governo era Berlusconi e ministro dell'economia era Tremonti chiamò come se fosse il miglior amministratore del mondo, disse Berlusconi, Giancarlo Cimoli delle Ferrovie dello Stato, gli fu garantito uno stipendio che è stato il più alto fra le compagnie aeree europee, 2,8 milioni lordi nel 2005, più del doppio della Lufthansa, più del triplo dell'Air France, ma l'Alitalia era ed è ancora la compagnia con le perdite più alte del mondo, non soltanto dell'Europa. Il resto delle società e del capitalismo italiano è amministrato da imprenditori privati con pochi capitali, ma che pretendono di avere i propri figli, o di essere sé stessi a guidarle con lauto stipendio, in questo caso la politica direi che è assente. Non c'entra sono decisioni di un sistema chiuso di relazioni, in cui con pochi capitali imprenditori, capitalisti e banchieri si danno un lauto stipendio anche quando gli utili che dovrebbero essere il sistema classico e più corretto di remunerazione del capitale, scarseggiano o sono troppo sottili.
Il problema per quanto interessa a noi, non è tanto misurare gli importi di queste retribuzioni, il nostro problema è, per esempio: Cesare Romiti ha avuto una liquidazione di 100 milioni di euro quando ha lasciato la Fiat dopo 25 anni di servizio. Cioè una liquidazione di quattro milioni di euro per ogni anno di lavoro. La domanda è: perché la Fiat ha dato tutti questi soldi di liquidazi one a Cesare Romiti? Ed ecco che andando a cercare la risposta a questa domanda, si trovano i difetti e le malattie del capitalismo italiano, ciò che oggi i lavoratori e i piccoli azionisti pagano con gli effetti pesantissimi della crisi economica. Quello che noi ci chiediamo, e che dovremmo vedere nel 2009, non è solo se riduranno i loro stipendi adeguandoli alla crisi, ma è vedere se manager e imprenditori, che al loro fianco conducono le aziende italiane, modificheranno il loro comportamento e il loro stile di gestione. Ossia se si occuperanno veramente di contrastare gli effetti della crisi e di fare andare meglio le aziende, oppure se contnueranno a comportarsi nell'analisi del nostro libro emerge in modo lampante, cioè questo modo tipico di occuparsi principalmente degli interessi personali in termini di retribuzioni, ma anche di altre utilità, anziché occuparsi di far andare bene le aziende. Gli importi di cui parliamo sono enormi per il singolo manager che li incassa, ma se spalmati su tutti i dipendenti di un'azienda sono cifre irrilevanti, quindi il problema non è che se i manager guadagnassero meno, le aziende andrebbero meglio, ma è esattamente l'opposto. Se le aziende fossero gestite meglio i manager guadagnerebbero meno. Lo stipendio dei manager non è la causa del cattivo andamento delle aziende, ma è uno degli effetti. E' il sintomo di una cattiva gestione delle aziende. All'estero sta succedendo una cosa più lineare, i manager che hanno gestito male le aziende e le banche vanno a casa. Lo leggiamo tutti i giorni sui giornali. In Italia non sta andando a casa nessuno, anzi sui giornali leggiamo le dichiarazioni di grandi manager e grandi banchieri che dicono che la crisi non accade a causa loro ma la crisi piove dal cielo.
Vediamo all'estero che in questi mesi, da quando si è abbattuta la crisi finanziaria mondiale, non solo molti capitani d'industri a perdono il posto e vanno a casa, ma alcuni hanno dovuto accettare un taglio di stipendio, dei cosiddetti bonus e dei famigerati premi di risultato, ma in alcuni Paesi, come ad esempio il governo della Germania, ha stabilito che i manager se ricevono aiuti pubblici per evitare che l'azienda fallisca, ma anche per evitare di perdere il posto, non potranno guadagnare più di 500 mila euro lordi l'anno. Questo potrebbe anche essere un errore, noi non pensiamo siano giusti i tetti imposti per legge, ma certamente una maggiore moderazione e un maggiore legame ai risultati è opportuno. Negli Usa dove le tre grandi case automobilistiche di Detroit rischiano di non sopravvivere se non riceveranno miliardi di dollari di aiuti, i top manager hanno ormai ridotto la paga base a un dollaro, almeno così annunciano, e il resto del premio sarà pagato se ci saranno i risultati. L'Italia in questo non è pervenuta, nel senso che nessuno ha ancora fatto annunci di questo tipo, tranne Profumo, che come abbiamo detto, è stato costretto dalle difficoltà della banca e dal rischio di andare a casa." Gianni Dragoni e Giorgio Meletti

le ultime da antoniodipietro.it

"Parlamento: difesa bipartisan" di Antonio Di Pietro | 20 Dicembre 2008
Tieniti aggiornato: www.antoniodipietro.it

venerdì 19 dicembre 2008

processo Berlusconi-Mills/8 da:antonidipietro.it

19 Dicembre 2008
Processo Berlusconi-Mills/8



mercoledì 17 dicembre si è conclusa l'udienza del processo Mills. E' l'ottavo appuntamento di questa vicenda che pubblico sul blog e che vede coinvolto l'attuale Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Testo dell'intervento:
"Sono da poco passate le sei del pomeriggio, dopo cinque ore e mezza di requisitoria, il pm Fabio De Pasquale quattro anni e otto mesi di condanna per corruzione in atti giudiziari nei confronti di David Mills, l'avvocato inglese imputato con Silvio Berlusconi per il quale il processo è stato stralciato in virtù della legge Alfano, per i 600 mila dollari di corruzione, registrati in un appunto che lo stesso David Mills ha consegnato al suo commercialista di Londra, da cui poi è nata tutta l'inchiesta, che si collega a più vicende.Questa corruzione, secondo il pm, si inquadra in un più ampio rapporto stabile che c'era tra le società del comparto B riconducibili a Berlusconi e lo stesso avvocato inglese.David Mills era a libro paga di Berlusconi, era il riferimento estero che si prestava per assumersi i vari fastidi di tutte le vicende Fininvest, relativamente a quei 600 mila dollari oggetto del capo d'imputazione, il pm non ha parlato di utilità per testimonianze reticenti nei processi, bensì, per dire il falso, in particolare nei processi All Iberian e quello relativo alle tangenti pagate alla guardia di finanza. Nel primo caso David Mills ha mentito ai giudici dichiarando di essere proprietario della Horizon, società fittizia, figurata come intestataria di partecipazione in Telepiù che Berlusconi voleva nascondere.Testimonianza ripresa in uno dei documenti distrutti e recuperati nell'hard disk riformattato del computer dell'avvocato inglese, risalente al 2004, periodo successivo alla confessione delle sue responsabilità, indirizzata al commercialista Bob Drennan, in cui Mills, preso da una sorta di paura del colpevole come ha precisato il pm, spiega che i 600 mila dollari erano stati un regalo di Carlo Bernasconi, il manager Fininvest scomparso, come ricompensa per aver tenuto Berlusconi fuori dal mare di guai in cui si sarebbe trovato se avesse raccontat o la verità ai giudici.In quell'hard disk De Pasquale ha recuperato fogli elettronici datati 19 luglio 2004, inviati al fisco ingliese, in cui Mills riferisce di almeno 4 colloqui avuti con berlusconi nel 1995 e ammette di aver sparso una serie di bugie mascherate da mezze verità, tra gli altri a Briatore, Marcucci e all'armatore Diego Attanasio. Tutti tratti nell'inganno con una serie di equivoci, in cui ognuno pensava di essere parte di società appartenenti all'altro.Sempre da quei files spunta l'ammissione d'aver «visto Messina (l'attuale deputato ex dirigente Fininvest) con gli avvocati del biscione per discutere della mia testimonianza al processo Sme» nel 2002.La prova, secondo De Pasquale che Mills ha continuato ad accettare questi incontri in un clima misto a sudditanza e dipendenza economica.De Pasquale ha definito umoristico il fatto che i periti contabili sentiti in aula, non abbiano hanno saputo spiegare l'origine, e le causali degli ingenti bonifici in danaro transitati su conti inglesi, svizzeri e di Gibilterra. Movimenti che non provano ufficialmente soldi diretti da Berlusconi a Mills ma rendono «verosimile, e compatibile con gli altri elementi d'accusa, che ci siano state sostituzioni e compensazioni di denaro».I soldi che Mills ha ricevuto fra il 95 e il 2004, secondo De Pasquale sono la prova del rapporto a libro paga con l'attuale presidente del consiglio.L'udienza si è tenuta all'indomani del rigetto della ricusazione di Nicoletta Gandus, sollevata dagli avvocati deputati di Berlusconi. Rigetto emesso dalla Cassazione che non ha riscontrato motivi di inimicizia del giudice nei confronti del premier.La sentenza di primo grado è prevista il 20 gennaio 2009.In quella giornata ci sarà la risposta di David Mills rappresentata dalla difesa di Federico Cecconi che siamo riusciti a fermare. Ricordiamo la notizia di questi giorni, apparsa su Repubblica a firma di Liana Milella, in cui sembra che l'avvocato Ghedini, nonché difensore di Berlusconi in questo processo, abbia messo mano all'articolo 190 del codice di procedura penale riferito al diritto alla prova, per cercare di fare in modo di impedire che i giudici possano rifiutare la presenza di testimoni in aula. In questo caso la difesa Mills potrebbe pretendere che in aula sfilino nuovi testimoni, magari anche ripetuti, al fine di allungare i tempi processuali per portarli in prescrizione.
- Intervista avv. F.Cecconi -
D.Martinelli: Avvocato, quindi il pm ha chiesto quattro anni e otto mesi per David Mills.Avv.F.Cecconi: Sì, dopo cinque ore e mezza di requisitoria credo che sia la logica conclusione del suo intervento.
D.Martinelli: Pare però che Ghedini sia già pronto a riformare l'articolo 190 che concederà avvocati come lei di poter portare in aula file di testimoniAvv.F.Cecconi: File di testimoni? Credo che abbiamo spunti importanti a prescindere dalle battute, alla luce anche di quello che è stato espresso oggi dal pm
D.Martinelli: Quindi si è fatto un'idea?Avv.F.Cecconi: Assolutamente sì! Questo è un processo interessante anche da un punto di vista giuridico, dove ci sono alcuni aspetti che meritano di essere fatti oggetto di una approfondita analisi. Arrivederci."

IL VOSTRO SPAZIO

di seguito la mail speditami dall'amico Cusu di Savona sull'affare MARGONARA

PRC Savona - Ambiente e territorio - Non solo Margonara Page 1 of 3
sintesi dell'incontro organizzato dal Circolo "Rosa Luxemburg" e dalla Federazione di Savona di Rifondazione Comunista sulla problematica del porticciolo della Margonara.
Nel salone della Società Operaia Cattolica "S. Cecilia" di Albissola Marina, Mario Gaggero - segretario del locale circolo del PRC - ha introdotto i lavori ricordando che troppo poco si parla del "progetto Fuksas" proprio nel comune che avrebbe l'onere (o l'onore, a seconda dei punti di vista) di ospitare la vorticosa torre progettata dall'architetto italo-lituano con buona porzione dell'annesso e connesso porto turistico.
Una serata ricca di interventi, con il disegno del quadro politico attuale e con le più dettagliate spazio web della Federazione Provinciale di Savona
PARTITO -ATTIVITÁ -ELEZIONI -RUBRICHE -COLLEGAMENTI
Non solo Margonara
In tanti, all'iniziativa di Rifondazione Comunista, per dire no al progetto
particolarità tecniche. Questa è l'estrema
Ecco il perché di una assemblea pubblica che Rifondazione Comunista ha fortemente voluto per misurare il grado di conoscenza degli albissolesi sul progetto Margonara e per interagire con loro proprio nel momento in cui a Savona il Consiglio comunale ha approvato (con un voto che va dal PDL - passando per il PD e i socialisti - ai Comunisti Italiani) il preliminare del progetto medesimo.
Milvia Pastorino, capogruppo del PRC a Savona, traccia proprio questo quadro, ricostruendo i passaggi che hanno visto l'iter di discussione e di approvazione di un piano che desta da sempre una fortissima preoccupazione in chi, come Rifondazione Comunista, dice un "no" tutt'altro che pregiudiziale, ma legato ad una pragmatica e non gridata
difesa del territorio e dell'impatto ambientale di una ennesima cementificazione figlia delle speculazioni degli imprenditori che ora qua, ora là gettano il loro amo per aumentare i loro capitali senza badare ai bisogni delle comunità.
"In un momento in cui il mercato fallisce, la crisi del capitalismo è evidente e i modelli del successo del denaro crollano, ci viene proposto qui un inno a queste virtù del profitto: la Margonara e il suo porticciolo sono questo. Non sono un motivo di sviluppo per Savona e Albissola. Sono la proposizione di un fallimento.".
Un "no" duro, coerente con le posizioni della prima ora, ribadito anche nell'ultimo Consiglio comunale - continua Pastorino - quando è stato impossibile per Rifondazione Comunista proseguire la discussione dopo il respingimento della pregiudiziale sollevata dal gruppo di "A Sinistra per Savona" in merito alla mancata presa in considerazione di cinque osservazioni fatte al piano e di cui si è misteriosamente persa ogni traccia.
Burocrazie comunali a parte, sia Milvia Pastorino che Franco Zunino, assessore all'Ambiente della
http://www.rifondazionesavona.it/loc/play21.html
19/12/2008
PRC Savona - Ambiente e territorio - Non solo Margonara Page 2 of 3
Regione Liguria, osservano come la battaglia contro la Margonara non sia affatto persa e che vi sono ancora parecchi passaggi, sia di carattere tecnico che politico, che possono inficiare il risultato finale ricercato dal patto politica-imprenditoria che devasterebbe "un ultimo tratto di costa che, tra l'altro, resta un simbolo per i savonesi e gli albissolesi. Così come simboli di Savona il Primar, la Torretta e la Campanassa", dice Franco Zunino ad una
platea che applaude.
Tanti gli interventi in una sala è piena di persone che in questi anni si sono spese nelle lotte contro la Margonara, ma anche contro l'Aurelia bis. Rita Caviglia è una di queste e a chiare lettere dice che la vera Aurelia bis può essere l'attuale autostrada, dove l'inadeguatezza delle strutture provoca sovente incidenti mortali e dove un declassamento la potrebbe invece portare ad una adeguata collocazione di circonvallazione che alleggerirebbe il traffico tra Vado, Savona e Albissola.
"Facciamo come in Francia" - dice Caviglia - "dove le autostrade non vengono costruite in riva al mare ma nell'interno".
Il comandante Antonio Giannetto mostra la pericolosità dell'estensione della barriera di cemento che spingerebbe il mare a creare una risacca fastidiosa per l'attracco delle navi e, dati alla mano, illustragli studi fatti dalle università in questi anni e solleva un dubbio: "Dove verrà presa la materia prima per edificare il tutto? Dallo sbancamento di qualche cava, di altre colline? O magari dai lavori dell'Aurelia bis, ammesso che i due progetti partano in concomitanza?
Marco Brescia, della Federazione dei Verdi, porta il suo saluto e sottolinea come davvero sia inspiegabile il fatto che vede gli albissolesi poco interessati al dibattito sulla Margonara. Un fatto che preoccupa soprattutto in vista dell'appuntamento elettorale di primavera, quando si dovranno rinnovare le amministrazioni comunali e dovrà essere chiaro chi è favorevole e chi contrario alla cementificazione delle coste e alla devastazione del paesaggio.
Sergio Lugaro, consigliere comunale del PRC a Savona, mette in luce il ruolo dei comitati e chiama ad una lotta unitaria tra soggetti di diversa natura: "dai partiti come Rifondazione Comunista e i Verdi ai comitati per la "Madonnetta", a quelli contro l'Aurelia bis, sino ai singoli cittadini".
Una compattezza che esce vincitrice da una serata dove le espressioni di dubbio non sono malevole ma argomentate, dove non c'è la ricerca dell'avversario a tutti i costi ma semmai il ragionamento su come incidere compiutamente nei fatti, cercando di condizionare i pesanti interessi privati che giocano in questa operazione il ruolo egemone, chiave, assoluto.
Franco Zunino chiude con un ringraziamento generale e chiede a tutti di non smobilitare, ma di rimanere vigili sui territori, nelle istituzioni e ovunque sia possibile tradurre l'ambiguità in chiarezza, senza pregiudizi ma con la ferma intenzione di evitare alla nostra costa, alle nostre città e alla comunità tutta un nuovo scempio ambientale e sociale.
Marco Sferini

CONTINUA SUI SEGUENTI LINK
http://www.scribd.com/doc/9196551/Sansa-e-La-Margonara-Piu-Cemento
http://www.scribd.com/doc/9196565/i-Verdi-e-La-Margonara
http://www.scribd.com/doc/9196577/margonara-1
http://www.scribd.com/doc/9196594/margonara-2
http://www.scribd.com/doc/9196615/Margonara-Progetto-Fu
http://www.scribd.com/doc/9196630/Rifondazione-2-e-Margonara
http://www.scribd.com/doc/9196650/Rifondazione-e-Margonara

PENSIERO PERSONALE

In questi giorni sembra di essere ricaduti ai tempi di tangentopoli, non che pensassi che la corruzione fosse finita, ma una piccola speranza forse...
invece da destra a sinistra, dall'alto al basso, continua a vivere indisturbata, anzi si sta pensando di renderle ancora più vita facile eliminando le intercettazioni telefoniche.... Dio mio, stanno rovinando questo paese!!!
la democrazia sembra cautamente e non, sparire.
vengono fatti decreti e leggi ai limiti della dittatura, e nessuno, dico nessuno, dice niente. forse l'unico merito potrebbe andare all'italia dei valori, ma non so ancora per quanto potrà rappresentarci, poiché penso, che le stiano preparando la festa alle prossime elezioni. gli altri partiti che potevano fare opposizione sono già stati eliminati dal parlamento.
i sindacati? non esistono più, la loro sete di potere li ha fatti cadere nella trappola, ormai in molte sedi lavorative non possono più fare la voce grossa, poiché si sono venduti l'anima per qualche poltrona, qualche denaro. allora cosa ci rimane da fare? io non lo so, forse sperare, forse lottare, forse, andarcene da questo paese!
grazie

UN ALTRO INTOCCABILE da:antoniodipietro.it

Un altro intoccabile



Oggi, la Camera dei Deputati ha negato gli arresti domiciliari per il deputato del PD, Salvatore Margiotta, richiesti dal Pm di Potenza Woodcock nell'ambito dell'inchiesta delle supposte tangenti per la concessione di estrazioni petrolifere. Ad opporsi sono stati soli i deputati dell'Italia dei Valori.

Di seguito i dati della votazione presso la Camera dei Deputati (nota: sono "favorevoli" i voti per la non autorizzazione a procedere):

Votanti Maggioranza Favorevoli Contrari
454 226 430 21*
* i soli deputati dell'Italia dei Valori
Riporto il video ed il resoconto stenografico del mio intervento sulla dichiarazione di voto.

Intervento:
"Signor Presidente, come abbiamo sentito dal relatore, l'inchiesta della procura di Potenza non è affatto futile, ma è necessaria, ed è stata condotta - sono parole del relatore e della relazione approvata dalla Giunta - con una meritoria attività della magistratura e delle forze dell'ordine; questo è il dato di fatto.
Stiamo parlando cioè di un fatto per cui sta indagando un'autorità giudiziaria a cui questa Assemblea, nel riconoscere e nell'approvare la relazione del relatore, riconosce meritoria attività e ringrazia anche per ciò che sta facendo. Ebbene, quella procura di Potenza sta indagando su un gravissimo giro corruttivo in danno delle popolazioni locali. Voglio ricordare che il petrolio della Basilicata è il petrolio di tutto il Meridione, e anche dell'intera Italia, e che attorno alla sua estrazione si sono verificate, e si stiano verificando, episodi di inqualificabile mercimonio di funzioni pubbliche e private. Questo credo debba destare la preoccupazione di tutti, sia di noi in questa sede, sia di tutti coloro che hanno a cuore la legalità.
L'alterazione di cui stiamo parlando, ovvero la turbativa d'asta, per stessa ammissione del relatore e della relazione che ci accingiamo ad approvare, sarebbe avvenuta mediante lo scambio materiale delle buste con le varie offerte, in modo tale da far risultare quella della ATI di Ferrara vincitrice in danno di altri concorrenti; questo è il fatto.
Rispetto a questi fatti, si tratta di vedere non quali elementi di prova ci sono a carico dell'uno, o dell'altro, perché questo spetta alla magistratura, non spetta a noi. Se dovessimo accettare questo principio, l'affermazione fatta poc'anzi - nessun cittadino deve essere privato della libertà personale -, un principio sacrosanto, noi, oggi, per questa ragione, staremmo praticando una disparità di trattamento. Quel cittadino che è in mezzo a noi, può e non deve essere privato della libertà personale. Per gli stessi fatti, altri cittadini, su questa stessa inchiesta, vengono privati della libertà personale da una magistratura che voi stessi avete detto che sta conducendo, in questa indagine, una meritoria attività di cui gli va dato atto.
Innanzitutto, vorrei ricordare che, al di là della prassi di comodo che questo Parlamento sta portando avanti da diversi anni, l'articolo 68, secondo comma, della Costituzione, riserva la possibilità di non concedere l'autorizzazione alla limitazione della libertà personale solo quando vi è un fumus persecutionis, un intento persecutorio che va accertato, va dichiarato, va provato.
È difficile davvero individuare in questa relazione un'attività persecutoria della magistratura, se quella stessa magistratura viene chiamata, per questo stesso fatto, una magistratura che sta portando avanti una meritoria attività, essa e le forze dell'ordine.
La verità è molto semplice, signori colleghi, ed è che questo Parlamento, con riferimento ad alcuni cittadini italiani, sta applicando un principio diverso, vale a dire: per i parlamentari le valutazioni sugli elementi di prova non le fa soltanto il giudice ma le fa il Parlamento.
Vorrei ricordare che esiste un sistema endoprocessuale per far valere le proprie ragioni (il tribunale del riesame, il ricorso per Cassazione e quant'altro) e che in quella sede noi ci auguriamo che le istanze del deputato Margiotta possano essere prese in considerazione in modo positivo. Noi non dubitiamo che egli saprà difendere sé e il suo onore nelle sedi debite e competenti. Non accettiamo la regola per cui una sede diversa, soltanto perché un cittadino è parlamentare, possa stabilire una giurisprudenza diversa.
Non accettiamo il principio per cui gli elementi di prova, così come descritti nella relazione, possano essere e debbano essere valutati da questa Aula, perché questo non lo dice la Costituzione, perché la Costituzione invece dice che dobbiamo valutare soltanto gli elementi persecutori. Per questa ragione crediamo che in questo momento noi ci stiamo ponendo di fronte al Paese, ancora una volta, come una casta che vuole difendere se stessa (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà e di deputati del gruppo Partito Democratico - Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
Noi non prendiamo a cuor leggero la decisione di votare per la concessione degli arresti domiciliari del collega. Sappiamo quali sono le prerogative del parlamentare, ma sappiamo che è ora di mettere un punto fermo a questo principio, a questa prassi, a questa brutta abitudine che questo Parlamento ha preso da molti anni, tanto è vero che, nonostante molte volte siano state avanzate richieste di misure cautelari, questo Parlamento, ad eccezione di quattro volte, non le ha mai concesse alimentando così quel principio di disparità di trattamento, di possibilità di eludere il corso della giustizia. Noi crediamo che sia giunto il tempo di riflettere in modo pacato ma responsabile su quale sia il ruolo del parlamentare, e su quale sia il limite delle sue guarentigie. Io non credo che questo Parlamento debba continuare a valutare le prove, e a valutarle una volta come conviene ad una coalizione, un'altra volta come conviene all'altra coalizione, e poi trovare un incontro perché quel che succede ad una parte può succedere un domani all'altra parte.
È giusto che, in caso dovesse succedere ad ognuno di noi, si corra dal giudice a far valere le proprie ragioni. Crediamo che sia il tempo di assumersi le proprie responsabilità di fronte alla legge e di fronte al Paese, e di interrompere questo metodo che finisce per togliere ogni credibilità alla nostra azione, al nostro ruolo e alla nostra funzione.
Per questo, onorevoli colleghi, il gruppo dell'Italia dei Valori voterà per la concessione degli arresti domiciliari al deputato Margiotta (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)."

giovedì 18 dicembre 2008

BERLUSCONI SULL'ISOLA DI LOST