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COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA - - da:wikipedia

« L'Assemblea ha pensato e redatto la Costituzione come un patto di amicizia e fraternità di tutto il popolo italiano, cui essa la affida perché se ne faccia custode severo e disciplinato realizzatore. »
http://it.wikipedia.org/wiki/Costituzione_della_Repubblica_Italiana

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GLI INCENERITORI, LE VERITA'

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PASSAPAROLA - Marco Travaglio

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sabato 13 dicembre 2008

LA COSTITUZIONE NON SI TOCCA da:liberamente

dicembre 2008

Costituzione,altolà del Colle.Berlusconi:non si riferisce a me.

Costituzione, altolà del Colle. Premier: non si riferisce a meReuters -ROMA (Reuters) - Altolà del Quirinale sui principi fondamentali della Costituzione, dopo che due giorni fa, nell'ambito della riforma della giustizia, il governo ha annunciato l'intenzione di mettere mano alla Carta."I principi fondamentali della Costituzione repubblicana sono fuori discussione e nessuno può pensare di modificarli o alterarli", ha ammonito il capo dello Stato Giorgio Napolitano, ricevendo al Colle i membri del Fai, come conferma il Quirinale.Secondo il presidente, il nucleo dei principi fondamentali non va toccato nonostante "si discuta, argomento complicato, su cosa è possibile e opportuno modificare e che cosa no nella Costituzione".Secca la risposta del premier, Silvio Berlusconi, che da Bruxelles, a chi gli chiede come risponda ai rilievi del capo dello Stato, afferma: "Io non sono toccato per nulla".
Infatti ce l'aveva con tua sorella...

GLI INTERESSI DEL LATTE (da:beppegrillo.it)

12 Dicembre 2008
Latte crudo e informazione bollita
Dott. Fausto Cavalli. Latte crudo e disinformazione.
Quando si toccano gli interessi economici dei grandi gruppi, da Benetton a Impregilo alla Granarolo, i partiti accorrono subito in aiuto. E' un interesse di scambio. Il voto di scambio è ormai superato, si eleggono da soli. Per questo le leggi servono solo a tutelare le lobby. I politici fanno le leggi per i loro lord protettori. I lord protettori concedono graziosamente ai politici di servirli.Se un cittadino è una testa calda e fa la raccolta differenziata, si dota di pannelli solari o, estrema bestemmia, beve latte crudo della mucca sotto casa, è un sovversivo. L'informazione è dalla loro parte, ma la verità è dalla nostra. Chi beve latte crudo campa cent'anni e risparmia almeno un terzo. Ogni Comune un distributore automatico di latte. Se lo volete, succederà."Caro Beppe,dopo gli incentivi alle energie rinnovabili, ci vogliono togliere anche il latte crudo.Il latte alla spina, quello da rivendita in distributore self service, dove si riempie la bottiglia più volte. Lo stesso per cui dal 6 all' 8 dicembre, Telethon ha fatto partire una corsa di solidarietà con il Consorzio Tutela Latte Crudo e la Regione Lombardia: ogni due litri di latte venduti, il terzo è donato alla ricerca sulle malattie genetiche.Nonostante questa importante iniziativa, la situazione è grave: in una parola, disinformazione. In questi giorni, su reti televisive e testate giornalistiche nazionali, alcuni articoli e servizi stanno procurando forte discredito verso questo alimento, danneggiando allevatori e produttori. Frasi del tipo "Latte alla spina, allarme batteri" o "Latte crudo - È necessario bollirlo", o ancora "Il Ministero ipotizza uno stop delle vendite", si sprecano.Nove casi di sindrome emolitico uremica indotta da Escherichia Coli O 157, presi a pretesto per diffondere l'idea della diretta implicazione del consumo di latte crudo non pastorizzato, hann fatto partire un tam tam mediatico utile a generare clamore, insicurezza e disaffezione: le condizioni ideali per un intervento legislativo all'insegna delle più ingiuste restrizioni.Il Meetup "Amici di Beppe Grillo di Brescia" ha raccolto alcune dichiarazioni del Dr. Fausto Cavalli, agronomo zootecnico, coordinatore di Bevilatte Srl, Agenzia di Servizi per l'Agricoltura. La sua esperienza ci dimostra come questi clamorosi casi siano falsi, poiché nulla è mai stato dimostrato (nel 2008, le analisi disposte dall'Autorità Sanitaria hanno riscontrato la totale assenza dell'Escherichia Coli O 157 in tutti i 1.423 campioni analizzati), ed anzi i produttori coinvolti proseguono a vendere regolarmente il loro latte, magari dopo aver denunciato a suo tempo alcuni funzionari ASL che li costringevano a tenere chiusi i distributori.Ci siamo chiesti il perché di questa insistente campagna denigratoria. Il fenomeno del latte crudo alla spina parte proprio dalla nostra città, Brescia, ed è arrivato a a 1.000 distributori sul territorio nazionale (405 in Lombardia). Ognuno vende circa 100 litri di latte al giorno, per 365 giorni all'anno. Un litro di latte alla spina costa circa 1 euro, ovvero 50 centesimi meno del latte pastorizzato fresco da supermercato (fonte: www.clal.it). 18 milioni di euro che in un anno scompaiono dalle tasche delle grandi distribuzioni e multinazionali lattaie, a beneficio di noi cittadini che paghiamo meno e beviamo tutta salute, riscoprendo il rapporto diretto con l'agricoltura.Perché bevo latte crudo, dalla lettera del Dr. Cavalli."La situazione inerente il latte crudo è piuttosto grave: insistenti passaggi sulle Reti e Testate nazionali stanno procurando forte discredito verso questo interessante alimento e contro gli stessi allevatori produttori.Sostanzialmente la tesi enunciata cerca di dimostrare che l’assunzione di latte crudo,senza la preventiva pastorizzazione, sia assolutamente pericoloso per la salute ... si vorrebbe imposto l’obbligo di previa bollitura del latte crudo. La questione è che il latte crudo è proposto da anni da consumarsi, appunto, crudo ... perché, così come risulta da numerosi studi, solo in queste condizioni si può beneficiare di alcune interessanti proprietà nutrizionali e nutraceutiche..." Leggi la lettera completa.Noi continueremo ad acquistare il latte crudo alla spina, e a rifornirci nei distributori in città. In sua difesa firmeremo la petizione al Ministro delle Politiche Agricole Zaia e al sottosegretario Martini, promossa dal Consorzio Tutela Latte Crudo contro la chiusura preventiva dei distributori di latte crudo.Speriamo ci perdonerai, se questa volta rinunciamo alla tua formula: le fragole sono mature. Oggi preferiamo: la mucca è stata munta. Loro non molleranno mai, noi neppure."

venerdì 12 dicembre 2008

da:antoniodipietro.it

12 Dicembre 2008
Seguiamo il modello tedesco
Il governo italiano prenda esempio da quello tedesco per andare realmente incontro alle famiglie. Mentre, infatti, nel nostro paese molti lavoratori rimarranno senza stipendio, con la sola magra consolazione della cassa integrazione, che può far sfiorare i livelli di povertà, in Germania il governo ha previsto un piano di salvataggio per i dipendenti delle aziende in crisi, che prevede la riduzione delle ore di lavoro, pagate dagli imprenditori, mentre il resto dello stipendio sarà interamente coperto dalle casse dello Stato. La Germania, inoltre ha previsto una serie di interventi in campo ecologico, mentre nel nostro Paese il governo ha ben pensato di annullare la deducibilità al 55% in interventi di ristrutturazione per risparmio energetico. Quanto all'arma di difesa che il governo usa per difendersi dalle accuse di chi, come noi dell'Italia dei Valori, sostiene che non fa abbastanza per andare incontro ai cittadini in questo momento di grave crisi, noi rispondiamo che i soldi per gli interventi che noi chiediamo ci sono e sono quei 5 miliardi di euro non pagati dei precedenti condoni di Tremonti, che si possono rendere immediatamente esecutivi.

CARLO COSTANTINI (IDV)
Questa mattina ho ricevuto un email e un appello da un giovane blogger abruzzese (www.lukalog.net). Un appello alla libera informazione.
Pubblico sul mio blog la sua lettera, come richiesto.
"Cara informazione libera,sono un cittadino abruzzese. Il 14 e 15 dicembre qui si vota.Queste elezioni ci infastidiscono, qui la gente sta finendo per strada molto più velocemente di quanto stia accadendo nel resto d’Italia. Qui la gente è incazzata. Ma più si incazza la gente e più i fantocci della politica vengono a denigrarla. Qui il Pdl sta tentando di vincere le elezioni con la storia dell’altalenanza politica che ha imprigionato il popolo caprone di questo Paese per decenni. Il concetto che siccome al governo c’era il centrosinistra ora a rubare tocca al centrodestra. Follie che con un’informazione compiacente ed un clientelismo galoppante rischia di diventare realtà. Insieme ad alcuni amici ho fischiato Silvio Berlusconi quando è venuto a fare jogging in mezzo a negozi che stanno chiudendo a decine, prendendo i negozianti per i fondelli. Lui può fare shopping, lui si, mentre da noi, molte persone non più. A dire il vero non abbiamo neanche l’aereo di Stato con cui lui se ne è venuto a fare campagna elettorale per il suo candidato. Tornando a noi, come saprai, libera informazione, il candidato Pdl ha compiuto uno scivolone clamoroso tentando di lanciare con uno spot “la bancarella di Gianni Chiodi”, iniziativa con cui avrebbe dovuto raccogliere i curricula dei giovani abruzzesi con la promessa di valutarli (lui?) dopo il voto. Per questo noi eravamo lì, per urlare il nostro dissenso. Dissentire è democratico in un Paese dove ci possono essere persone d’accordo o in disaccordo con te. Quel che è accaduto sa dell’incredibile e lascio a questo video la testimonianza. Alcune persone intorno al candidato e a Berlusconi (poche decine di persone rivelatasi claque), ha cominciato ad insultarci, la Digos si è fatta sotto minacciosa e confesso di aver avuto qualche timore. Ma non per me, per questo Abruzzo. Qui cara informazione libera avremo due opportunità, o saremo la prima regione a scivolare in una dittatura del fallimento, o i primi a rinascere dalle ceneri di un Paese alla deriva.Io voglio fare un appello ai cittadini abruzzesi e a quelli che, in Abruzzo, non ci credono più:
NON MOLLATE, NON LASCIAMO L’ABRUZZO AL PDL
Io la mia faccia l’ho messa, ma non è importante, l’importante è fermare un uomo che ci sta trascinando tra i Paese più sottosviluppati d’Europa.Aiuto libera informazione, aiuto.
Luca"

USA, SENATO NON APPROVA, SENATO APPROVA...

ORA, VISTO IL MERCATO DI TOKYO, NON VORREI APRISSERO WALL STREET E MILANO E TUTTE LE BORSE D'EUROPA, SE NON SI TROVANO SOLUZIONI DRASTICHE, FORTI, DECISIVE, SI SALVERANNO I LOCALI DELLE BORSE, MA LE POPOLAZIONI SARANNO ANNIENTATE!!!
QUESTA E' LA PESTE DEL SECOLO!!! SI DEVE AVERE IL CORAGGIO DI RIVEDERE LE REGOLE DEL MERCATO, AZZERARE I DEBITI COMPENSANDO GLI STATI CREDITORI, E RINIZIARE...

da: http://www.expobg.it/
Crisi auto, Senato Usa non approva aiuti
Inviato da Cobucci il 12/12/2008 8:44:20 ( )
Il leader della maggioranza democratica, Harry Reid, ha annunciato che a causa delle posizioni decise di alcuni senatori repubblicani non si è trovato accordo sul piano di salvataggio all’industria dell’auto.Il Senato americano doveva discutere del piano da 15 mdl di dollari che sarebbe servito ad aiutare General Motors, Chrysler, Ford, tre colossi dell’industria automobilistica. Ovviamente il disaccordo ha avuto ripercussioni sulla borsa nipponica

da: www.adnkronos.com/
Usa, sì del Senato al piano. Bush: ''Migliore opportunità contro crisi''Dopo la bocciatura di lunedì, si sono detti favorevoli alla nuova versione del pacchetto 74 parlamentari (ne servivano 60), 25 i contrari. Presenti anche John McCain e Barack Obama. Domani nuovo voto alla Camera
Washington, 2 ott. (Adnkronos) - All'indomani del sì del Senato e in attesa del voto alla Camera dei rappresentanti, il presidente degli Stati Uniti George W. Bush (nella foto) torna a definire il suo piano di salvataggio bancario come "la migliore opportunità" per uscire dalla crisi finanziaria. "Il piano che oggi sarà presentato alla Camera - ha detto Bush, dopo un incontro con imprenditori e uomini d'affari alla Casa Bianca - è un piano che rappresenta la migliore occasione per fornire liquidità, credito e soldi, in modo che possano funzionare le piccole e medie imprese". Dopo aver precisato di parlare rivolto alla gente del "cuore" dell'America, il presidente ha sottolineato come il piano da 700 miliardi di dollari sia "una cosa che va al di là di New York e Wall Street, è una cosa che riguarda i lavoratori e la Camera dei rappresentanti deve ascoltare queste voci". "Molta gente sua guardando la Camera dei rappresentanti per vedere se saranno capaci o meno di agire positivamente - ha continuato Bush, in un nuovo appello perché passi il piano - La Camera deve ascoltare queste voci e approvare la legge".Il Senato americano ha approvato con un'ampia maggioranza il piano anti-crisi che era stato bocciato lunedì scorso dalla Camera dei rappresentati. Ed è stato proprio ai colleghi deputati che la maggioranza bipartisan, il piano ha avuto 74 'sì' e 25 'no', dei senatori ha inviato un forte messaggio ed invito ad approvare ora il pacchetto di salvataggio di Wall Street. Il voto alla Camera della nuova versione del piano potrebbe avvenire già domani. Hanno partecipato al voto anche John McCain e Barack Obama: il più giovane senatore democratico si è recato tra i seggi dei repubblicani per salutare il collega repubblicano con una fredda stretta di mano. Nonostante i messaggi e gli appelli che arrivano dal Senato, non è ancora certo i democratici e soprattutto i repubblicani che hanno bocciato il piano lunedì si faranno convincere dalla nuova versione, in cui sono state inseriti maggiori sgravi fiscali e l'aumento da 100mila a 250mila dollari dell'ammontare massimo dei depositi bancari assicurati dal governo. Alla Camera i leader si dicono comunque fiduciosi che si riusciranno ad avere almeno i 12 voti che sono mancati quattro giorni fa.


Il Senato approva l'accordo nucleare Stati Uniti-India
da:http://www.tlaxcala.es/
AUTORE: Mother Jones
Tradotto da Manuela Vittorelli

Nel bel mezzo della discussione del piano di bailout per Wall Street il Senato si è preso una pausa per votare un provvedimento che, benché passato quasi inosservato, è destinato a pesare sul futuro dei già travagliati impegni per la non-proliferazione nucleare mondiale: con un voto 86-13 il Senato ha approvato il piano dell'amministrazione Bush di avviare le forniture all'India di reattori nucleari civili, combustibile nucleare e altre tecnologie correlate. In cambio l'India aprirà 14 reattori nucleari civili alle ispezioni dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica; altri 8 siti nucleari resteranno invece chiusi alle ispezioni. Il voto del senato ha seguito l'approvazione del provvedimento da parte della Camera dei Rappresentanti, la scorsa settimana, e la decisione presa lo scorso mese dal Nuclear Suppliers Group (il Gruppo Fornitori Nucleari, un consorzio di 45 nazioni che partecipano al commercio nucleare) di emettere un atto di rinuncia riconoscendo all'India lo status di paese nucleare.Per quanto riguarda le armi nucleari, l'India è sempre stata considerata un pariada quando fece esplodere una bomba atomica nel 1974. (il Nuclear Suppliers Group è stato creato su impulso degli Stati Uniti dopo il test indiano per impedire al paese di accrescere le proprie capacità nucleari; l'India era allora allineata con l'Unione Sovietica). A oggi l'India non ha ancora firmato il Trattato di Non-Proliferazione Nucleare, e altri test nucleari compiuti nel 1998 hanno accentuato il disprezzo internazionale e indotto l'amministrazione Clinton a imporre sanzioni economiche.Ma tutto ciò fa ormai parte del passato. Se un tempo gli Stati Uniti vedevano l'India attraverso il prisma della politica della Guerra Fredda, ora considerano il paese un importante contrappeso nel nuovo gioco di potere con la Cina. E il cosiddetto Accordo sul Nucleare Civile tra Stati Uniti e India (noto in ambito commerciale come "Accordo 123") solidifica la nuova collaborazione strategica.Il provvedimento è passato al Congresso con ampi margini in entrambe le Camere e, date le sue implicazioni per la non-proliferazione, sorprendere sapere che tra i suoi promotori c'è per esempio il senatore Richard Lugar (R-Ind.), uno dei principali fautori della non-proliferazione. Lugar ha dichiarato al New York Times che “la sicurezza nazionale e il futuro economico degli Stati Uniti saranno rafforzati da una solida e duratura cooperazione con l'India”. Gli ha fatto eco John McCain, che il 2 ottobre ha diffuso una dichiarazione congratulandosi con il Congresso per aver passato l'accordo e suggerendo che “permetterà [all'India] di integrarsi ulteriormente nell'impegno globale per il controllo della proliferazione e delle tecnologie pericolose” e consentirà al paese di produrre energia “senza dover ricorrere a combustibili fossili con alte emissioni di gas serra” (l'India attualmente genera solo il 3% della propria energia per mezzo del nucleare, parzialmente a causa dell'efficacia delle restrizioni internazionali imposte al suo commercio nucleare).Quest'ultimo aspetto però impallidisce al confronto con ciò che l'accordo potrebbe significare per la non-proliferazione. Malgrado McCain e altri (democratici e repubblicani) sostengano che l'accordo porterà l'India sotto il controllo internazionale e la costringerà ad accettare le ispezioni, in realtà secondo i suoi detrattori creerà un'eccezione esonerando un paese dai controlli sulla proliferazione nucleare e costituirà dunque un pessimo precedente per altri aspiranti paesi nucleari come l'Iran, dimostrando cosa c'è da guadagnare dall'ostinazione. Come ha dichiarato al Times il senatore Byron Dorgan, democratico del North Dakota, “Con questo accordo abbiamo detto all'India: 'Potete fare cattivo uso della tecnologia nucleare americana e sviluppare segretamente armi nucleari'. Questo è quello che hanno fatto. 'Potete testare queste armi'. Questo è quello che hanno fatto. E dopo i test, dieci anni dopo, sarà tutto perdonato”.Oltre a dare la Cina altro a cui pensare, questo accordo è anche un accordo economico. C'è un sacco di denaro da guadagnare fornendo energia all'India, il secondo paese più popoloso del mondo. E Washington non è sola in gara. Il governo francese ha appena annunciato di avere firmato un contratto con l'India per la fornitura di almeno due reattori nucleari civili che saranno costruiti da Areva, una compagnia francese. Anche la Russia è interessata a partecipare alla gara. L'India è in grado di garantire fino a 27 miliardi di dollari in contratti per 18-20 reattori nucleari, e le stime indicano che i contratti potrebbero totalizzare i 175 miliardi di dollari nel prossimi 25 anni: non quanto servirebbe a salvare l'economia americana ma comunque molti soldi. Tra le compagnie statunitensi che si apprestano a trarne profitto ci sono la General Electric, la Westinghouse e la Bechtel.Le conseguenze dell'accordo nucleare Stati Uniti-India emergeranno lentamente, e forse per questo non è stato dato ampio spazio alla notizia sulla stampa o al Congresso. Subito dopo il voto i senatori sono tornati a discutere il pacchetto di salvataggio dell'industria finanziaria: l'accordo con l'India era stato semplicemente un punto dell'ordine del giorno da spuntare dalla lista. Per un provvedimento così importante per il futuro della proliferazione delle armi nucleari, ha detto Dorgan, “mai un tema di così grande portata e importanza era stato discusso in un lasso così breve di tempo e trattato in modo tanto sbrigativo”.

giovedì 11 dicembre 2008

ROMA ALLAGATA..ANNEGA IN SOTTOPASSO

HA DELL'INCREDIBILE!!!

Roma allagata, traffico in tilt, annega donna in sottopasso
La situazione di Roma, sotto un violento nubifragio che l’ha flagellata per tutta la notte, è drammatica. Una donna è rimasta intrappolata in un’auto sommersa dall’acqua in un sottopasso continua »

UMBERTO GARIBALDI da:beppegrillo.it

10 Dicembre 2008
Umberto Garibaldi, l'antifederalista
Bossi è l'erede di Giuseppe Garibaldi. Il suo vero sogno è uno stato nazionale, centralista, magari un po' fascista. Quando racconta la storia dei Comuni pensa in realtà a Giulio Cesare e alle glorie dell'Impero Romano. Va a Pontida negli incontri pubblici, ma in privato visita i Fori Imperiali e si reca in gita a Predappio.La Lega è un partito federale, ma solo in periodo elettorale. Passata la festa, gabbato il valligiano bergamasco. Bossi è più furbo di Andreotti, più calcolatore di Gelli, più panzanaro dello psiconano. Un grande Padre della Patria. Si merita una statua equestre in piazza Venezia. Ha fatto più la Lega per l'affermazione di Roma Caput Mundi e dell'unità nazionale che ogni altro partito apparso in Italia, a parte il fascismo. Il Duce diceva cosa voleva fare e spesso non ci riusciva, il Senatùr dice il contrario di quello che farà e ci riesce sempre. Una mente superiore.Da quando la Lega è al Governo, in meno di un anno, ha ottenuto risultati strepitosi per il federcentralismo:- ha eliminato l'Ici, unica vera tassa federale, per i Comuni- ha privatizzato l'acqua, che passa in gestione dai Comuni alle concessionarie e alle multinazionali- ha tolto alle Regioni il potere di decidere in materia di politica ambientale- ha permesso la creazione di una nuova base militare statunitense a Vicenza ("Padroni a casa nostra") con la proibizione di un referendum indetto dal Comune- non ha eliminato i Prefetti, ma ha militarizzato le città con l'esercito- ha tolto alle Università del Nord, ad esempio 40 milioni di euro al Politecnico di Milano, per dare 150 milioni al Comune di Catania e 500 milioni al Comune di Roma, per evitare il fallimento- ha ignorato la presenza di 90 testate atomiche statunitensi a Ghedi Torre nel Bresciano e a Aviano in Friuli- ha aumentato i costi della politica- ha lasciato che 8/9 miliardi di euro di fondi europei OGNI ANNO (soldi interamente versati con le nostre tasse) vadano a Calabria, Campania e Sicilia senza nessun controllo. E chi vuole controllare che non finiscano ai partiti e alla criminalità organizzata, come Luigi De Magistris, viene trasferito.Le camicie rosse di Garibaldi hanno fatto l'Italia, le camicie verdi di Bossi l'hanno strafatta.Se dopo alcuni mesi di governo della Lega lo Stato centralista e romano si è rafforzato in questo modo, cosa ci riserva il futuro? La tassa federale per il Nord e gli sgravi fiscali per la mafia?E' il federalismo che traccia il solco, ma è la poltrona che lo difende!

Abruzzo un modello virtuoso da:antoniodipietro.it

10 Dicembre 2008
Abruzzo: un modello virtuoso
Riporto una mia intervista pubblicata sul quotidiano "Libero", di oggi mercoledì 10 dicembre, in tema di giustizia ed elezioni abruzzesi.
Libero: Nel PD si discute della questione morale, una dozzina di loro amministratori sono finiti sotto inchiesta. Se l'aspettava?Antonio Di Pietro: Non mi piace parlare di questione morale. Ma non sono per niente sorpreso. La sorpresa, semmai, sta nel fatto che solo oggi si parli di qualche diessino coinvolto nelle indagini. Dagli anni Novanta dico che il malcostume è trasversale e coinvolge tutti i partiti.
Libero: Ma, scusi, chi doveva “parlarne” se non i magistrati?Antonio Di Pietro: Il magistrato è come il chirurgo, opera quando il timore ormai è manifestato. Bisogna fare una attività di prevenzione, la classe politica doveva farlo.
Libero: Una volta, durante Tangentopoli, i politici finivano in galera. Molti di questi li ha portati dentro lei. Perché non succede più?Antonio Di Pietro: Una volta era accettata l'idea che chi ruba deve pagare. Quando Mario Chiesa o Duilio Poggiolini sono finiti in galera, l'opinione pubblica ha considerato quell'atto come un atto di giustizia. Adesso, a furia di criminalizzare la magistratura, sembra che la colpa sia di chi scopre i reati e non di chi li commette. Il fatto più eclatante? Quello di Catanzaro. C'era una inchiesta che colpiva tutti ed è stata fermata. Ciò dimostra che poi, alla fine, esiste un “partito unico della mazzetta”.
Libero: Ma lei pensa davvero che esista una nuova P2 che coinvolge militari, magistrati, politici, Vaticano, come sostiene Luigi De Magistris?Antonio Di Pietro: Soltanto una inchiesta approfondita poteva accertarlo. Ma risolvere la faccenda in maniera extraprocessuale è una ammissione di colpa del sistema, dimostra che qualcuno ha la coda di paglia...
Libero: Torniamo al Pd e ai suoi guai. Bassolino e gli altri. Qualcuno, a sinistra, sospetta che si tratti di una “inchiesta politica”. Lo è?Antonio Di Pietro: Non mi stupisco. Già con Mani pulite furono quelli di sinistra i primi a dire che i magistrati abusavano delle loro funzioni. Poi arrivò la destra, infine Silvio Berlusconi. Le inchieste di questi giorni, quelle che coinvolgono i sindaci del Pd (di Bassolino ho chiesto le dimissioni), dimostrano che bisogna rendere obbligatorie delle regole etiche.
Libero: Ma non dovrebbero bastare le leggi?Antonio Di Pietro: Fatta la legge, trovato l'inganno. Il messaggio che ci trasmettono queste inchieste è che il sistema è ingegnerizzato. Perché dico che la situazione è più grave che nel '92. Allora c'era la banale bustarella, ora c'è un sistema che rende legale ciò che non lo è.
Libero: A cosa si riferisce?Antonio Di Pietro: Alle consulenze, agli incarichi conferiti dalle società di capitale. Ce ne sono 4800, costituite con soldi pubblici. Poi, ovviamente, mi riferisco ai finanziamenti ai partiti. Certo, sono dichiarati. Ma se un imprenditore contribuisce alla campagna elettorale di un politico lo fa per amore ideologico o perché vuole qualcosa in cambio? E se, come ci sono, esistono imprese che mandano soldi a tutti i partiti? E' un tentativo di compravendita.
Libero: Veniamo al suo codice etico, che l'Idv vuole imporre agli alleati.Antonio Di Pietro: Lo abbiamo già presentato anche come proposta di legge. Prevede la non candidabilità delle persone condannate e la non possibilità di svolgere incarichi centrali o locali per chi sia stato rinviato a giudizio per reati gravi.
Libero: Il codice è già stato sperimentato in Abruzzo dove l'Idv, per la prima volta, esprime il candidato governatore. Antonio Di Pietro: Il modello Abruzzo è una formula shock, un modello con cui cerchiamo in via spontanea di frenare il fenomeno. Perché, non dimentichiamolo, lì non si va a votare normalmente, ma perché “è piovuto, governo ladro”. E le cose poco chiare sono cominciate con il centrodestra e continuate con il centrosinistra. Tutti i nostri candidati hanno presentato certificato penale e dimostrato che non hanno carichi pendenti. Lo stesso hanno fatto tutti gli alleati. Non vogliamo gente che la mattina va al consiglio regionale e il pomeriggio in Procura.
Libero: I sondaggi dicono che l'Idv quadruplica i consensi. Il candidato di Italia dei Valori e Pd, Carlo Costantini, potrebbe pure farcela. Pensa che Veltroni, qualora doveste vincere, si rimangerà quell' “ex alleato” che le riservò qualche settimana fa?Antonio Di Pietro: Il risultato in Abruzzo è un messaggio all'Italia di domani. Se vinciamo, questa metodologia di lavoro, questa alleanza, può essere esportata nel resto del Paese. Berlusconi, tra l'altro, ci sta dando una mano con le sue passerelle continue, abusa della pazienza degli abruzzesi.
Libero: Ma l'Udc, corteggiatissima da parti del Pd, non vi vuole. Sareste disposti a sedervi al loro tavolo e studiare alleanze future?Antonio Di Pietro: Noi ragioniamo oltre le sigle dei partiti, non faccio il giudice per gli altri. Certo, io con Bruno Tabacci discuto, con Totò Cuffaro no.
Libero: Il sindaco di Firenze, che non è nemmeno indagato, ha dovuto incatenarsi per protestare contro il giustizialismo dei giornali.Antonio Di Pietro: Io stimo Leonardo Domenici e, tra l'altro, su di lui non c'è nulla. Ma chi fa politica sa che, nel bene e nel male, viene spogliato di tutto. E sono pure contrario all'idea di mettere il bavaglio all'informazione: si rischia che il cittadino non possa più sapere di chi si può fidare e di chi no.
Libero: Sempre a Firenze, un candidato alle primarie del Pd è indagato. Dovesse vincere lui la competizione, diventare il candidato sindaco, voi cosa fareste?Antonio Di Pietro: Noi dell'Italia dei Valori alle prossime amministrative adotteremo ad ogni livello il codice etico. Che applicheremo, ovviamente, per primi a noi stessi. Qualora dovesse vincere un candidato con pendenze, andremo da soli.
Libero: Veniamo alla riforma della giustizia. La proposta della Pdl è quasi pronta, Fini pensa sia possibile arrivare ad una “riforma condivisa” e Veltroni apre al confronto. Lei come la pensa?Antonio Di Pietro: Non si può parlare di riforma senza conoscere i contenuti. Anche perché sulla giustizia hanno sbagliato tutti, compreso il centrosinistra con l'indulto e le intercettazioni. Io, comunque, sospetto che più che a una riforma stiano pensando ad una deformazione della giustizia.
Libero: I processi durano troppo...Antonio Di Pietro: Separare o non separare il Csm, dividere pubblica accusa dalla parte giudicante, introdurre la discrezionalità dell'azione penale: nessuna di queste cose accelera i tempi della giustizia. Servirebbe una cosa sola: più risorse. Invece tagliano.
Libero: Soldi a parte, come vorrebbe la riforma?Antonio Di Pietro: Servono la ristrutturazione delle circoscrizioni giudiziarie, il potenziamento dell'ufficio del processo, una legge che impedisca le impugnazioni faziose, quelle fatte soltanto per far cadere i reati in prescrizione. Ciò che abbiamo sempre detto, insomma, e scritto sotto forma di proposta di legge. Mai discussa.
Libero: Non è disposto a discutere di giustizia nemmeno ad un tavolo bipartisan.Antonio Di Pietro: Non ci siederemo ad un tavolo per discutere perché in nome di una riforma non riformeranno, ma fermeranno. Noi a questo inciucio non ci stiamo, siamo pronti a tornare in piazza Navona cento volte.
Libero: Anna Finocchiaro dice: basta non cambiare la Costituzione. Non è sufficiente?Antonio Di Pietro: Senza modificare la Costituzione la “riforma” l'hanno già fatta. Se vanno avanti cosi, a ridurre le risorse a disposizione dei tribunali del 20% all'anno, tra cinque anni avranno abolito i tribunali.
Libero: Sulla giustizia civile, però, c'è la proposta sua e del suo compagno di partito Luigi Li Gotti, che piace anche al centrodestra. L'intesa, almeno su questo, è possibile?Antonio Di Pietro: Certo. Ma quel provvedimento non lo mettono mai all'ordine del giorno. Pensare che perdiamo ore a discutere del “Lodo Consolo”, l'immunità ai ministri. La vuole sapere una cosa?
Libero: Dica.Antonio Di Pietro: Sono appena uscito dalla commissione Antimafia, dove ho contestato il presidente. Come primo atto abbiamo buttato 75 mila euro per consulenze a persone che ci spieghino cosa è la mafia. Paghiamo consulenze per sapere il sesso degli angeli invece di studiare una proposta di riorganizzazione, usare quei soldi per fare investigazioni.

ricette ricette ricette

Molti di voi mi chiedono ricette particolari, menù da preparare in casa per cenette a lume di candela... sto pensando quasi di aprire un blog solo per la cucina....
continuate a chiedere, e visto che siete contenti dei risultati, io continuerò a donarvele!
buon appetito.

mercoledì 10 dicembre 2008

da:beppegrillo e antonio di pietro

Umberto Garibaldi, l'antifederalista
pubblicato da Beppe Grillo su Blog di Beppe Grillo - 3 ore fa
Bossi è l'erede di Giuseppe Garibaldi. Il suo vero sogno è uno stato nazionale, centralista, magari un po' fascista. Quando racconta la storia dei Comuni pensa in realtà a Giulio Cesare e alle glorie dell'Im...
Abruzzo: un modello virtuoso
pubblicato da Antonio Di Pietro su Antonio Di Pietro - 5 ore fa
Riporto una mia intervista pubblicata sul quotidiano "Libero", di oggi mercoledì 10 dicembre, in tema di giustizia ed elezioni abruzzesi. Libero: Nel PD si discute della questione morale, una dozzina di loro...

CONGO - Storia -da:wikipedia

La Repubblica del Congo (dal 1969 al 1992 Repubblica Popolare del Congo, nota anche come Congo-Brazzaville, Congo Francese o più semplicemente Congo[1]), è uno stato dell'Africa Centrale e un'ex-colonia francese. La capitale è Brazzaville.
Confina a nord con il Camerun e la Repubblica Centrafricana, a est e a sud con la Repubblica Democratica del Congo, a sud per un breve tratto con l'exclave angolana di Cabinda, a sud-ovest si affaccia sul Golfo di Guinea e a ovest confina con il Gabon.
La repubblica del Congo è una repubblica presidenziale; l'attuale presidente è il generale Denis Sassou Nguesso, al potere dal 1979 salvo il periodo 1992-97. La lingua ufficiale è il francese.
STORIA
I primi abitanti della regione furono delle popolazioni pigmee, in seguito assorbite dalla migrazione delle tribù bantu che occuparono l'area compresa negli attuali stati dell'Angola, Gabon e Repubblica Democratica del Congo. Diversi regni Bantu (ad esempio il regno del Congo e i regni di Loango e Teke) aprirono percorsi commerciali verso l'interno del bacino del Congo. I primi contatti con le popolazioni europee ebbero luogo nel XV secolo e riguardarono il commercio di schiavi razziati tra le popolazioni dell'entroterra. Quando il commercio degli schiavi terminò, nella prima metà del XIX secolo, anche il potere dei regni bantu venne meno.
Intorno al 1883 la regione entrò a far parte della sfera di influenza francese; l'area era contesa tra Pietro Savorgnan di Brazzà, esploratore italiano, e gli emissari del sovrano belga Leopoldo II che mirava al controllo del bacino del Congo. La Conferenza di Berlino del 1885 assegnò a Leopoldo II lo Stato Libero del Congo mentre l'area a ovest dei fiumi Congo e Ubangi divenne un protettorato francese. Negli anni precedenti infatti erano stati stipulati contratti di protezione fra la Francia e i regnanti locali.
Nel 1891 la regione fu dichiarata colonia con il nome di Congo Francese e nel 1910, in seguito alla riorganizzazione delle colonie francesi, fu inclusa nell'AEF, Africa Equatoriale Francese (Afrique Équatoriale Française che comprendeva l'area degli attuali stati del Gabon, Ciad, Repubblica Centrafricana e Repubblica del Congo) di cui Brazzaville divenne capitale. Lo sviluppo economico nel corso dei primi 50 anni di dominio coloniale in Congo si incentrò sull'estrazione di risorse naturali da parte di compagnie private.
Dal 1924 al 1934 fu costruita la ferrovia da Brazzaville al porto di Pointe-Noire; dopo la sconfitta francese nel 1940 l'amministrazione coloniale si unì alla Francia Libera di cui Brazzaville divenne capitale simbolica, anche se una parte rimase fedele al Governo di Vichy.
La Conferenza di Brazzaville del 1944 annunciò una serie di riforme della politica coloniale garantendo la cittadinanza francese alla popolazione, il decentramento di alcuni poteri, l'abolizione dei lavori forzati e l'elezione di assemblee locali. Nel 1958 la colonia fu divisa nei quattro stati attuali e il 28 novembre dello stesso anno la regione del Congo Centrale divenne la Repubblica del Congo, dichiarata indipendente il 15 agosto.
Il primo presidente fu Fulbert Youlou, ex-prete cattolico il cui mandato fu caratterizzato da un periodo di intensi disordini etnici e politici, tanto che nell'agosto del 1963 fu deposto e dopo un breve periodo di governo militare divenne presidente Alphonse Massemba-Débat.
Il 10 gennaio 1966 fu fondato il partito Mouvement National de la Révolution (MNR) che, secondo il suo stesso statuto, era il principale organo dello stato. Il 23 giugno l'esercito venne rinominato in esercito popolare e nel 1968, con un colpo di stato, Massamba-Debat venne deposto e fu sostituito alla presidenza da Alfred Raoul- il 31 dicembre dello stesso anno venne nominato presidente il maggiore Marien Ngouabi che trasformò il paese in una repubblica popolare politicamente sostenuta dall'Unione Sovietica. Rimase in carica fino al suo assassinio (18 marzo 1977).
Nel 1979, dopo un periodo di torbidi, il potere al vertice del partito unico (ribattezzato Partito Congolese del Lavoro, PCT) e dello stato fu assunto dal Generale Denis Sassou-Nguesso. Questi promosse una politica di stampo nettamente marxista-leninista, con disastrose pianificazioni economiche.
In seguito al collasso dell'Unione Sovietica e alla cessazione della guerra fredda, Sassou-Nguesso iniziò una politica di riforme del sistema politico, portando il Congo Francese al multipartitismo. Egli modificò inoltre la sua politica economica ed estera in senso filocapitalistico
Nel 1992 Sassou-Nguesso fu destituito da un suo vecchio rivale, Pascal Lissouba. La crisi fra le due fazioni giunse al conflitto armato nel 1997, poco prima delle elezioni presidenziali. Lo scontro vinto nel giro di qualche mese dall'esperto generale Sassou-Nguesso, che ricevette anche l'appoggio dell'esercito angolano e in ottobre tornò a coprire la massima carica dello stato.
Storia recente, attualità e politica [modifica]
La seconda fase del lungo dominio di Sassou-Nguesso, iniziata nel 1997, è caratterizzata da una ristrutturazione totale delle vecchie istituzioni partitiche e statali. Il sistema rimane fortemente autoritario, ma non più caratterizzato ideologicamente bensì personalisticamente, tanto che anche la bandiera e gli emblemi statali sono stati modificati e si è diffuso un certo culto della personalità. Sono state inoltre create nuove istituzioni di organizzazione dei vari settori della vita pubblica, tra cui il settore del giornalismo e dell'informazione. Il PCT permane nella sua struttura, ma è stato depurato dalla vecchia ideologia marxista. L'unico partito di opposizione ammesso è il FDU (Forze Democratiche Unite). A livello di politica estera il Congo è nettamente allineato con la Francia e gli stati afroportoghesi.
Etnie [modifica]
La popolazione è suddivisa all'incirca nelle seguenti etnie: Kongo 48%, Teke 17%, M'Bochi 12%, Punu 3%, Sangha 2,7%, Maka 1,8%, Pigmei 1,5%, Bianchi (francesi) 1%.
Religione [modifica]
Le religioni ufficiali riconosciute dallo Stato sono il cattolicesimo e l'animismo tradizionale, praticate rispettivamente da circa 45% e 35% della popolazione. Seguono protestantesimo (meno di 20%) e islam.
Lingue [modifica]
Lingua ufficiale è il francese. A livello locale sono diffuse una miriade di lingue bantu tra cui il kikongo e il lingala.
Ordinamento dello Stato [modifica]
Istituzioni [modifica]
Il Congo Francese è una repubblica presidenziale, con forte caratterizzazione in senso autoritario. In base alla nuova Costituzione del 2002, il Presidente ha poteri praticamente illimitati e si avvale di una serie di istituzioni: il Parlamento, bicamerale: Senato, 66 membri esimii non elettivi; l'Assemblea, 153 membri eletti nei partiti riconosciuti o sulla base di candidature individuali); la Commissione Nazionale per i Diritti Umani, che prevede un'impostazione etica del governo sulla base del diritto francese e delle consuetudini locali; il Consiglio Superiore per la Libertà d'Informazione, che controlla lo sviluppo del giornalismo; e i Consigli Tecnici specifici riguardanti altri settori.
Economia [modifica]
Industrie: mineraria, alimentare, beni di consumo.
Principali prodotti agricoli: caffè, zucchero, olio di palma, caucciù, tè.
Minerali: cobalto, rame, cadmio, petrolio, diamanti, oro, argento, stagno, germanio, zinco, ferro, manganese, uranio, radio.
Sono presenti ingenti giacimenti di sabbie bituminose non sfruttate al largo della costa atlantica congolese. L'estrazione, in partnership con l'ENI si prevede che inizierà nel 2012[1].
agricoltura : la maggior parte della popoplazione trae sostenimento dall'agricoltura

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