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lunedì 2 febbraio 2009

CASO RASMAN - VERGOGNA ITALIA!!!


sabato 31 gennaio 2009
OMICIDIO COLPOSO: CASO RASMAN, CONDANNATI I POLIZIOTTI
"Hanno sbagliato e il loro errore ha provocato la morte di Riccardo Rasman, il giovane di 34 anni stroncato da un collasso cardiocircolatorio nel suo monolocale di via Grego 38, a Borgo San Sergio."
Per chi non conoscesse la storia di Riccardo Rasman riporto questa interrogazione parlamentare di un annetto fa scarso...
SENATO DELLA REPUBBLICA
Gruppo Rifondazione Comunista-Sinistra Europea
INTERROGAZIONE AL MINISTRO DELL’INTERNO
Premesso che:
Riccardo Rasman era un giovane nato a Trieste il 5 agosto 1972;
nel 1992 il Rasman, nel corso dell’espletamento del servizio di leva durante, riferì di aver subito atti di “nonnismo” in seguito ai quali iniziò a manifestare una sindrome schizofrenica paranoide;
a seguito di un ricorso promosso contro il Ministero della Difesa, la Corte dei Conti per il Friuli Venezia Giulia con sentenza del 26 settembre 2003 riconobbe il giovane, in relazione alla sindrome maturata, l’infermità dipendente da cause di servizio;
il 27 ottobre 2005, poco dopo le 20, Rasman era da solo nel suo appartamento assegnatogli dall’istituto case popolari a Trieste, presso il quale si recava saltuariamente;
Rasman si trovava probabilmente in uno stato di agitazione psico-fisica dovuto alla sua malattia e, tenendo la musica della radiolina alta si mostrò nudo sul balcone da dove lanciò due petardi sulla strada, uno dei quali cadde vicino alla figlia del portiere dello stabile;
questo episodio, pur non provocando lesioni alla ragazza, spinse a chiedere l’intervento del 113;
quando le forze dell’ordine giunsero sul posto con due volanti il Rasman si era ormai rivestito e steso a letto spaventato, rifiutandosi di aprire la porta di casa;
nonostante il Rasman, secondo le testimonianze dei vicini, si fosse completamente calmato e seduto sul letto, gli agenti chiesero l’ausilio dei Vigili del fuoco per forzare la porta
una volta sfondata la porta di casa vi fu una violenta colluttazione fra il Rasman, di corporatura molto robusta, e i quattro agenti che lo immobilizzarono;
dopo la colluttazione Rasman riportava ferite sanguinanti al volto e alla testa; fu ammanettato con le mani dietro la schiena e gli furono legate le caviglie con un filo di ferro.
gli agenti effettuarono su Rasman una prolungata pressione sul dorso al fine di renderlo inerme, e lo lasciarono nella predetta posizione prona per diversi minuti nel corso dei quali il Rasman iniziò a respirare affannosamente e ad emettere rumorosi rantoli, percepiti anche dai vicini di casa;
Riccardo Rasman cessò di rantolare e divenne cianotico, ma solo tardivamente gli agenti chiesero l’intervento del 118, senza ancora - nel frattempo - provvedere a voltare l’uomo in posizione supina;
giunto sul posto il 118, viene constatato il decesso di Rasman.
Considerato che:
le indagini vennero effettuate su delega del PM dagli stessi poliziotti coinvolti nella colluttazione;
dopo due anni di indagine, nell’ottobre 2007, il Pubblico Ministero dott. Mortone, ha richiesto l’archiviazione del caso ritenendo che i quattro agenti intervenuti, indagati per omicidio colposo, abbiano agito nell’adempimento di un dovere e quindi con pieno diritto, pur essendo stato accertato dalla perizia medico legale disposta dallo stesso PM che il decesso è avvenuto per “asfissia posturale” del Rasman causata dall’azione dei quattro agenti;
effettuata opposizione all’archiviazione da parte dei legali della famiglia Rasman (*), il prossimo 28 febbraio si celebrerà davanti al GIP l’udienza che dovrà decidere sulla richiesta di archiviazione;
questo episodio presenta delle inquietanti similitudini con quanto pare sia accaduto al giovane Federico Aldrovandi, il giovane di 18 anni morto a Ferrara pochi minuti dopo essere stato fermato e malmenato dalla polizia.
Per sapere:
se il ministro intenda chiarire quali siano i motivi per i quali siano stati utilizzati metodi tanto brutali con un invalido psichico;
se il ministro intenda verificare se la scelta di assegnare l’indagine agli stessi poliziotti coinvolti nella colluttazione e quindi nella morte di Rasman;
come il ministro intenda intervenire per far chiarezza su questi episodi di fermi di polizia che troppo spesso si tramutano in colluttazioni ed a volte, come nel caso di Rasman e del giovane Aldrovandi, sfociano in tragedia.
Roma, 27/2/2008
Sen. Adelaide Gaggio Giuliani

da il Piccolo di Trieste del 30/01/2009
"Era il 27 ottobre 2006 e ieri il giudice Enzo Truncellito ha condannato con rito abbreviato a sei mesi di carcere tre dei quattro agenti della «volante» che avevano fatto irruzione nel piccolo appartamento. Erano accusati di omicidio colposo. Il capopattuglia Mauro Miraz e i suoi colleghi Maurizio Mis e Giuseppe De Biase dovranno versare ai genitori e alla sorella della vittima una provvisionale immediatamente esecutiva di 60 mila euro. È stato concesso ai tre poliziotti il beneficio della condizionale e della non menzione. Resta aperto il capitolo risarcimento complessivo del danno che verrà stabilito da un giudice del Tribunale civile.
Il quarto componente della pattuglia che aveva fatto irruzione nel monolocale, l'agente Francesca Gatti, è stata invece assolta con quella che un tempo era definita «formula dubitativa». Ha partecipato all'irruzione ma quando Riccardo Rasman era stato ridotto all'impotenza, ammanettato e tenuto fermo sul pavimento coi piedi legati dal filo di ferro, era rimasta estranea all'azione. È emerso che in quei momenti segnati dai rantoli del giovane era stata in contatto via radio con la sala operativa della Questura. Il pm Pietro Montrone nell'udienza dello scorso 21 gennaio aveva chiesto la condanna di tutti e quattro gli agenti di polizia, proponendo nove mesi di carcere per il capopattuglia e sei per gli altri tre. La sentenza è stata pronunciata ieri sera mentre tutto il palazzo di Giustizia era immenso nella penombra e nel silenzio. Nel corridoio antistante l'aula si erano radunati attorno ai familiari di Riccardo Rasman alcuni militanti «no global». Con loro l'ex consigliere regionale dei Verdi Alessandro Metz e il consigliere comunale Alfredo Racovelli. Non ci sono state reazioni scomposte. Alcuni si sono stretti attorno alla mamma e alla sorella della vittima. Singhiozzi carezze, ma anche un paio di telecamere e microfoni, puntati direttamente sul volto dell'avvocato Giovanni Di Lullo che è riuscito prima a evitare l'archiviazione dell'indagine e poi ad ottenere la condanna dei tre agenti. Determinante è risultato anche il lavoro svolto in precedenza dall'avvocato Alessandro Cuccagna."
Riccardo Rasman non c'è più e nessuno potrà restituirlo ai suoi famigliari, un minimo di Giustizia in questo Paese però sembra ancora esserci...

Pubblicato da il Russo a 8.03

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